Giustizia ai tempi dei social (e due ps)

C’è un’altra “polemica” (si fa per dire…) tutta social e tutta facebookkiana. Nell’indagine “Roxy, vita spericolata”, portata a termine dalla Polizia di Stato e che ha fatto emergere una situazione di certo torbida, alcune urla si sono levate perchè debbano essere dati – in sostanza – in pasto all’opinione pubblica i nomi dei diciannove denunciati. Chiariamo subito: si tratta di ipotesi di reato pesantissimi (addirittura morte per overdose, due altri giovani hanno rischiato), se si è arrivati a tale operazione è perchè gli inquirenti hanno basi solide e i dubbi non sono molti, anzi quasi nessuno. Capisco la rabbia dei familiari, a cui va tutta la solidarietà del mondo: è giusto invocare giustizia, prima possibile. E capisco come la città abbia ricevuto schiaffoni non di poco conto, ma siamo in Italia ed ancora in un paese (quasi) civile. Nel quale esiste la norma, costituzionalmente ancora sancita, del “giusto processo”, in cui nessuno – dicasi nessuno – è colpevole fino a condanna definitiva. E in questa norma rientra anche la tutela dell’indagato. Per cui chiedere nomi e cognomi, oltretutto – giustamente – non forniti alla stampa, sa molto di forca e poco di giustizia: oltretutto c’è una deontologia professionale da rispettare, per la quale già bastano (e avanzano) le iniziali. E – last but not least – se si creasse un precedente, d’ora in poi su quali basi per certi reati si farebbero i nomi e per altri invece non si farebbero? I reati ipotizzati – come detto – sono pesantissimi, ma l’iter della giustizia non può essere sostituito dai social network. Certo se poi cominciamo a parlare dei tempi della giustizia, di un iter infinito che alcune volte non porta a niente…ma questa è un’altra storia. Per il momento, personalmente, alle sentenze ancora non mi sostituisco, anche se qualcuno lo fa.

Ps uno: per tutto il resto c’è “La Martinella” (Fedeli).

Ps due: definire “paradossale” la vicenda Robur Siena è più che un eufemismo. Mi limito a dire solo che due milioni di euro più la fideiussione (350mila) più un’offerta di (almeno) 500mila euro. Ed ancora Ponte non cede. Con quasi tre milioni di euro si compra tranquillamente una società di serie B con centro sportivo e giovanili. Così, semplicemente.

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