Fucile

Così, di assoluzione in assoluzione, è arrivata anche quella relativa al “buco” dell’Università. Aspetto di conoscere le carte e i documenti per capire meglio. C’è poco da capire, invece, sul fatto di come la città e l’opinione pubblica abbiano nel frattempo, per lunghi anni, coperto questo o quello di ingiurie, cattiverie, insinuazioni, malelingue e chi più ne ha più ne metta. Capite bene come nella civiltà della comuncazione tutti questi ingredienti impastino una ricetta esplosiva. Colpa, certo, anche di un sistema mediatico incapace di separare l’indagine (e quindi il sospetto, per quanto grave), dall’accertamento definitivo (condanna); ma complice anche un’opinone pubblica che, evidentemente esasperata (soprattutto da queste parti e perfino legittimamente), non riesce a distinguere e macera qualsiasi cosa. Ne ho parlato altre volte: la Costituzione parla chiaramente di “giusto processo” e in questo rientra non solo una lunghezza più consona dei procedimenti, ma anche la tutela dell’indagato fino a condanna (definitiva). Perchè un conto è dare una notizia di un’indagine, un conto è sbattere il mostro in prima pagina, un conto ulteriore è bollare al pubblico ludibrio con conseguenze, a volte, molto pesanti. La magistratura è una: non può essere tirata per la toga a seconda di chi condanna o di chi assolve. E’ la stessa che ha indagato e condannato Mussari, Vigni e Baldassarri; è la stessa che ha indagato Ceccuzzi; che ha indagato Minucci. Ma un’indagine, per quanto pesante, magari ricca di prove, resta un’indagine e non una condanna. Poi se vogliamo affrontare il problema della giustizia, della prescrizione, della responsabilità degli inquirenti è un altro paio di maniche. Detto tutto questo c’è una piccola-grande questione: dei “piccoli” problemini ci sono stati, perchè, ad esempio c’è stato un “buco” (lo ricordo, scoperto da un scoop del “Corriere di Siena”) di duecento milioni di euro, peraltro pagato a caro prezzo dai lavoratori dell’Università, così come a caro prezzo dalle parti di Rocca Salimbeni in molti stanno pagando gli errori di pochi e ci metto dentro anche l’indotto, non solo gli stipendiati. Ma la legittima ricerca della responsabilità, la ricerca della verità, il grido di “vendetta” che si alza da una società martoriata da errori, scelte sbagliate, in qualche numeroso caso malafede, non sono un mitragliatore con cui sparare sulla massa, ma un fucile di precisione, con tanto di mirino. Ci vuole impegno e dedizione per prendere la mira e colpire. Ed è molto diverso. Meditate, gente.

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