La moderna emarginazione social (e)

La città di Siena è abituata a dividersi. Di più. E’ endemicamente orientata a farlo. Su tutto. Figuriamoci di questi tempi, dopo aver subito sonori schiaffoni. Ed ecco che l’ assoluzione sul “buco” dell’università si riscatena la guerra di trincea fra “innocentisti” e “colpevolisti”, che già di per sè è una cosa strana, dopo una sentenza passata in giudicato. I sonori schiaffoni di cui sopra lasciano e hanno lasciato senz’altro senza fiato, per cui, per certi versi, il clima rovente è anche capibile. Un po’ meno la mancanza di ragionevolezza. L’assoluzione di Tosi e Focardi (e altri) fa peraltro a seguito ad altre, relative ad indagini che avevano riempito le pagine dei giornali e, soprattutto, le bocche e i post nei vari social. Perchè il punto che mi sono permesso di evidenziare nel post di ieri è proprio questo: il “forcaiolismo”, neanche troppo latente, la ricerca di un capro espiatorio da appendere in pubblica piazza, spesso fa perdere la vista. Non ho parlato e non sto parlando del concetto di “giustizia”. Su quello non ci sono dubbi: con grande forza morale e con grande spinta Siena avrebbe e ha bisogno di capire, di ritrovarsi, di approfondire, di trovare soprattutto i responsabili morali e materiali. Ognuno nei propri ruoli, magari. Cosa ben diversa dal cercare l’infedele da bruciare. Perchè l’opinone pubblica – che pure ha la sua valenza in questa ricerca – non può – per il momento –  sostituirsi al lavoro della magistratura o tirarla da una parte o dall’altra a seconda del bisogno. A meno di non sovvertire completamente il mondo, s’intende: ma quella è un’altra storia.  E non ho parlato neppure di “responsabilità”. Nel caso specifico, è evidente che se l’Università ha accusato un bilancio di meno 200 milioni di euro complessivi qualche “problemino” c’è stato: e sarebbe quantomeno utile capire da cosa sia derivato. Perchè è stato pagato a caro prezzo, con vendite immobiliari e, soprattutto, sulla pelle di tanti lavoratori. Le responsabilità gestionali, se preferite amministrative, è altrettanto evidente, ci sono. Un conto, però, è dare quel tipo di responsabilità, financo morali (anche se bisognerebbe capire chi la stabilisce questa morale). Un conto affibbiare responsabilità penali. Per esempio un conto è dare a qualcuno dell’incapace, un conto del ladro. C’è una bella differenza. Ho sottolineato, invece, come sia di moda, troppo, il pubblico ludibrio, l’insinuazione (magari anche ironica), il doppio senso maligno, tutto enfatizzato dall’utilizzo dei social: il tutto prima di conoscere quella verità di cui sopra. Una sorta di moderna emarginazione sociale. Su quello bisogna riflettere. Ma non lo faremo.

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6 risposte a La moderna emarginazione social (e)

  1. Francesco ha detto:

    Tutto bene allora, al governo delle principali istituzioni cittadine ci sono stati per anni degli onesti incapaci (ironica insinuazione, se vuoi categorizzare)

    • eliofanali ha detto:

      Quindi, caro Francesco, non direi certo “tutto bene” visto come sta Siena. Per dare del ladro, però, lo ripeto, ci vogliono le prove. Senza ironica insinuazione.
      Saluti

      • Francesco ha detto:

        L’accusa non è di essere ladri, nessuno si è messo in tasca niente per quanto riguarda l’università (almeno spero). Ci sono stati però degli sprechi innegabili e dei bilanci falsi di cui il responsabile finale è il rettore (o no?), a quanto pare il fatto non costituisce reato, ne prendo atto, si può almeno dire che il rettore in questione è stato un pessimo amministratore?

      • eliofanali ha detto:

        Caro Francesco, sprechi innegabili si, bilanci falsi (sarebbe un reato) a quanto pare no; evidentemente ilr esponsbaile non e’ ritenuto, o non e’ stato ritenuto, il rettore. Certo che si puo’ dire: hai letto quello che scrivo nel blog? Spero di si.
        Saluti

  2. Magico Vento ha detto:

    Rispetto alla tua chiosa finale, un detto che recita: “parlatene bene, parlatene male purché ne parliate” Vai controcorrente?
    Le chiacchere da bar, dove tu, salvo scoprire di essere uno e trino, non potevi esser sempre presente per la “paternale quotidiana” ci sono sempre state. Oggi si svolgono su piazze virtuali dove a mio parere il controllo su chi dice cosa è certamente più facile. Vogliamo che Siena diventi una piccola Erdoganlandia dove venga meno il diritto di pensiero e di parola?
    Io in merito ho una mia idea, opinabile, per carità, ma se chi aveva potere di controllo su quello che accadeva in questa città, ovvero i giornali ovvero chi ha la possibilità di smuovere l’opinione pubblica, avesse fatto qualche denuncia in più invece di attendere l’arrivo del collega foresto per poi accodarsi piedi di sdegno forse oggi si sarebbe dedicato meno tempo alle piazze virtuali per continuare a far cronaca. Ma in fondo va bene così: ancora una quindicina di giorni per parlar di Palio quindi tutti ci tufferemo nella cronaca. Quella sportiva.

    • eliofanali ha detto:

      Caro Ferdinando, la mia opinione (detta e ridetta) è la seguente: un conto è la libertà di pensiero, di opinione, di critica. Un conto un fatto. Un conto è la critica, anche aspra, basata sui fatti. Un conto l’illazione, l’offesa. Nesusno mette in dubbio la libertà di pensiero. I social sono una opportunità importante, ma non si possono usare i social come dito per nascondersi: ognuno può dire quello che vuole, ci mancherebbe, ma l’offesa è un’altra cosa e i social ampliano questa offesa rispetto alla “parlata male” della chiacchiera da bar. Spesso si nasconde un’offesa dietro alla frase “è una mia opinione”, ampliata però dal social. Quindi bisogna fare attenzione: non limitare la libertà di pensiero, tutt’altro. Sulla stanmpa il discorso sarebbe lunghissimo. Mi piacerebbe afforntarlo con calma.
      Saluti

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