In emergenza

Senz’altro dirette come quella di stamani su Radio Siena Tv le risparmierei volentieri. Non faccio questo mestiere per raccontare tragedie, benchè, purtroppo, queste facciano parte della quotidianità e sia necessario raccontare ed informare, se non altro (come stamani) per rassicurare alcune famiglie senesi che avevano parenti e bambini in quelle zone. Nella tragedia è altrettanto positivo registrare come la tanto vituperata Siena sia ancora capace di muoversi e di aprire il cuore con le associazioni di volontariato subito mobilitate, oltre naturalmente a Vigili del fuoco e membri della protezione civile. Due piccoli considerazioni su questo blog. E’ molto apprezzabile la sensibilità e la voglia di provare a dare il proprio contributo, ma queste sono le ore dell’emergenza assoluta e in questa fase servono persone specializzate nel fronteggiarla. Inutile “affollare” le zone colpite se non si ha una preparazione più che specifica per affrontare quel tipo di situazioni, che sono incredibilmente complicate anche per quello che riguarda gli aspetti apparentemente più semplici. Ci sarà purtroppo tempo per dare una mano in altro modo, come ad esempio è stato fatto in passato per L’Aquila. La seconda si lega alla prima: come spiegato questa mattina su Radio Siena Tv dalla direttrice del Centro sangue toscano Simona Carli, donare il sangue è sempre utile, soprattutto adesso che siamo in estate. Ma la primissima emergenza viene tamponata con le scorte sia dalle zone colpite che dagli ospedali limitrofi, compresi quelli toscani, attraverso le scorte. E’ utile quindi donare nei prossimi giorni per rimpinguare dette scorte, ma senza affollare adesso o, peggio, ingolfare i centri: consiglio di contattare i responsabili di gruppi o associazioni che conoscono bene la situazione e possono smistare, incentivare o “filtrare”. Insomma, affidiamoci a chi ha competenza. L’ultima e amara annotazione. Purtroppo c’è chi continua anche in queste situazioni a chiudere l’interruttore del cervello: ho letto frasi e slogan da brivido sui social, del tipo “adesso no tendopoli, ma alberghi a cinque stelle come agli immigrati”, oppure “aiutiamo prima gli italiani”. Non siamo al livello delle risate telefoniche immediatamente successive al terremoto de L’Aquila, ma ci manca poco. Molto poco.

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