La fotografia

Mi sbaglierò, ma ho l’impressione che la città di Siena sia passata da un estremo all’altro. Da un periodo in cui non ci si facevano domande (e su questo bisognerebbe capire perchè…una spiegazione probabilmente c’è) ad un periodo in cui se ne fanno troppe. Mi spiego: si tratta di due estremismi pericolosi. Nel primo caso si lascia passare qualsiasi cosa, nel secondo si scade nel complottismo sempre. Sono le due facce della stessa medaglia, soprattutto quando le dette domande sono, più che questioni per approfondire, tesi per denigrare. La vicenda della Robur Siena (ma a dir la verità anche altre situazioni cittadine attuali) mi pare rientri in questo contesto. Bisognerebbe avere equilibrio nell’analisi dei fatti, senza per forza scendere in trincea e soprattutto se si è operatori della comunicazione. In ogni caso ho letto con attenzione i documenti prodotti in questi ultimi giorni, cercando di capire cosa sia successo. I fatti degli ultimi giorni -se non ore – dicono che il diritto di prelazione del socio Ing.Pietro Mele non è stato esercitato secondo i requisiti richiesti: lo ha stabilito l’arbitratore (nominato dalle parti in precedenza), ragionier Marco Turchi; non sappiamo quali siano i requisiti mancanti. Anna Durio ha parlato di “requisiti essenziali”, Pietro Mele, nell’ultimo comunicato, pur parlando dell’esercizio del diritto, non parla invece del respingimento dello stesso, potrebbe farlo nei prossimi giorni. Circolano voci sulla mancanza di garanzie, ma non mi posso esprimere su questo, non avendo visto l’atto del ragionier Marco Turchi. Ricevuta la comunicazione dell’impossibilità dell’esercizio del diritto, Anna Durio ha depositato l’atto di proprietà, che è un atto con valore legale. Pietro Mele, sempre nell’ultima comunicazione, ha spiegato come sia andata la vicenda e ha tirato fuori la raccomandata di Antonio Ponte del 28 luglio scorso, quella inviata ai soci che ha fatto scattare il periodo (trenta giorni) entro il quale poter esercitare il diritto di prelazione. Nel documento si legge come i termini di tutto siano avvenuti “in una situazione di minaccia grave alla mia persona (Ponte, ndr) ed in un contesto intimidatorio che perdurava da giorni”. Parole certo gravi, ma sulle quali da un mese a questa parte non ho avuto notizie di denunce penali da parte di nessuno. Può questa “situazione di minaccia” inficiare il contratto stesso ed annullare tutta la questione, come fa trapelare Pietro Mele? Le parti – legittimamente – faranno i loro passi per tutelare i rispettivi diritti, spetterà eventualmente alla magistratura stabilire se, come e quando.  In questo contesto può essere “congelato” l’atto di proprietà depositato? Non sono un esperto di procedura civile, di certo si potrebbe aprire una querelle di corsi e controricorsi, ma la proprietà, per adesso, dovrebbere essere quella. La fotografia di oggi mi pare questa, ma ovviamente questo blog non ha mai avuto e mai avrà la presunzione di avere la “verità” in mano, oltre ad essere – da sempre – uno spunto di dibattito e di discussione e quindi aperto a repliche, rettifiche, precisazioni. Un’altra considerazione la vorrei fare su alcune frasi che ho letto qua e là, sulle presunte commistioni politiche di questa o dell’altra parte in causa. Bisognerebbe capire quale sia, adesso, il “sistema Siena”, ma le cose valgono in tutti i sensi. Faccio un piccolo esempio: circola l’indiscrezione secondo cui sarebbe stato pronto ad investire sul Siena il gruppo Piacentini. Cioè quello che ha “salvato” L’Unità e già finanziatore della Leopolda di Renzi. Mi fermo qui. Un’ultima considerazione per fare chiarezza. Anna Durio ieri ha detto: “Ponte è ancora presidente”. Questo non significa, ad oggi, che sia ancora proprietario: la carica di presidente è nominale, arriva cioè dal consiglio di amministrazione, secondo lo statuto della società; un conto è la proprietà, insomma, un conto la presidenza.

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