Galleria del Palio: parliamone, perchè no? (e due ps)

Ero scettico, sinceramente, su un “Museo del Palio” e non da adesso. Credevo e credo che la città abbia diciassette gioielli – che ho avuto modo di rivisitare proprio negli ultimi mesi – da valorizzare e da (il)lustrare. Il disegno che è stato fatto della “Galleria del Palio” (interessante questo articolo di Giulia Maestrini, fra gli altri letti), tuttavia, mi ha fatto ripensare. Il progetto, infatti, prevede non un “museo” che prende il posto dei diciassette esistenti, oppure, peggio, prende in prestito questo o quel “pezzo” (un Drappellone, una montura, un documento), ma una sorta di “grande introduzione”che, addirittura, apra le porte alle visite nei Musei di Contrada. Un tronco, insomma, dal quale partire e capire per arrivare ai rami: o, se preferite, alle radici della città. Tutto sommato e a mente fredda, il tanto vituperato progetto “In Contrada” di qualche tempo fa, qualche spunto positivo lo ha dato e portato in questo senso. Ed in questo contesto, lo dico da senese e da contradaiolo, non capisco l’attuale “freddezza” delle Contrade. Il progetto – così come è stato presentato – non si propone di cannibalizzare le bellezze di ogni singolo museo, bensì di andare a tappare una falla che, attualmente, rimane. Ditemi infatti in che modo e dove i turisti e i visitatori di questa città, a tutt’oggi, abbiano la possibilità di capire e approfondire meglio le grandi tematiche relative alla storia ed anche ai “meccanismi” del mondo del Palio e delle Contrade (ed ahimè anche qualche senese avrebbe bisogno di una ripassatina). Come scrive “La Martinella” (Galleria del Palio) ci sono due aspetti da analizzare: partecipazione e costi. Sul secondo punto ci sarà da fare un’attenta analisi, probabilmente andando verso lo strumento del project financing; sul primo credo che lo strumento di partecipazione per eccellenza, ovvero le assemblee di Contrada, potrebbero essere attivate proprio per questo.  Delr esto el Contrade sono e devono essere le protagoniste. Parliamone, dunque. Anche nelle assemblee. Ed anche per spiegare – bene – quale sia il progetto e fugare ogni dubbio di “cannibalizzazione”. Mobile e immobile, intellettuale, culturale e “pratica”, s’intende.

Ps uno: dopo il drammatico episodio di cronaca registrato a Siena ho letto cose aberranti sui social, su cui proverò a tornare. Meglio rifletterci un po’ su. Cosa che in molti (ma non tutti) non hanno fatto, preferendo vergare le loro verità prima di altri, dimenticando un piccolo grande concetto a cui riferirsi – almeno nei minuti immediatamente successivi all’evento – in questi casi: rispetto.

Ps due: di misura minore, ma cose aberranti le ho lette anche sul congresso di Casapound a Chianciano, condite da una strana salsa “democristian-buonista”. Mi viene in mente una canzone di Guccini: “Dico Addio a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia o sceglie a caso per i tiramenti del momento curando però sempre di riempirsi la pancia e dico addio … al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore, a chi si dichiara di sinistra e democratico però è amico di tutti perchè non si sa mai, e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico ed è anche fondamentalista per evitare guai”.

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