Vorrei, ma non posso (e quattro ps)

L’importante non è solo dire “Si” o “No”, ma come e perchè si dice “Si” o “No”. Dico la mia sul gran rifiuto relativo a Roma 2014. Ben consapevole che è più facile fare un post “di pancia” che un ragionamento (o presunto tale, s’intende), un po’ più approfondito. Mi pare che la questione principale sia, sostanzialmente, stata quella di non accollarsi l’onere dell’organizzazione delle Olimpiadi per il timore di sprechi, ruberie e quant’altro, come ci sono stati in passato o in qualche altro paese. A dir la verità in “altri paesi” tali eventi sono stati traini economici più che importanti. Allora mi domando: il “malaffare” si combatte sul campo, oppure ci si ritira negli spogliatoi in vista di tempi migliori, magari provando ad allenarsi in vista di una gara che, però, potrebbe arrivare solo fra qualche altro decennio, quando magari quelle stesse opportunità non ci saranno o ci saranno per altre generazioni (mentre per alcune il bisogno è adesso)? E’ una domanda che non vuole avere una connotazione politica, ma generale. Si poteva fare un ragionamento più approfondito, anche motivando il “no” in maniera più solida, invece di tirare in ballo numeri senza conoscere la realtà, oppure lobby che si dovrebbero combattere per primi, in quanto istituzioni, invece di alzare bandiera bianca, senza entrare nel merito dello sport e dei valori olimpici? Mi pare tanto, insomma, un “no” buttato là. Anche quando si sposta l’argomentazione sulle “altre priorità”, nella inconsapevolezza che l’organizzazione di un’Olimpiade è una cosa, la costruzione di un ospedale (per dire), un’altra. Seguendo questo ragionamento teorico, in effetti, probabilmente staremmo tutti chiusi in casa, fino, che ne so, a quando non fosse realizzata la “piena occupazione” della masse di marxiana (o marziana?) memoria, tanto per parlare di lavoro. A me – in sostanza – piacerebbe che gli amministratori – rossi, verdi, neri, bianchi, rosa a pallini, grillini o api – avessero la capacità di dire “si, ma così e non come in passato” o anche “si, si fa così e vi dimostro che non ruberà nessuno”. E probabilmente sarebbe di gran lunga una grande soddisfazione – per davvero – dimostrare, sul campo, il tanto citato cambiamento: quello che è accaduto prima (quando hanno rubato) e quello che è accaduto dopo (quando nessuno ha rubato); ma su una realtà tangibile, non su un rifiuto formale, su un vorrei ma non posso. Perchè in un paese normale – come certo non siamo, ma che non saremo neppure entro breve, nonostante il gran rifiuto – gli amministratori – ripeto, di qualsiasi colore – governano, quindi controllano, quindi cambiano le regole, se queste non funzionano. Non si ritirano sull’Aventino. Un po’ come alcuni di quelli che, a Siena, erano contrari alla candidatura a Capitale europea della Cultura. Non per un motivo endemico, non per un’opinione sulla cultura o sul progetto, ma perchè “ci avrebbero mangiato i soliti” (anche se non sappiamo mai – dico mai – quali siano i nomi e i cognomi), oppure perchè – tristemente – secondo loro sarebbe stata legata a questa o a quella amministrazione e non al tanto decantato – e abusato – “bene comune”, al rilancio, ai giovani ecc. In tutto questo, evito di parlare, pena conato di vomito, di coloro che per meri fini politici attaccano la Raggi ora e che prima difendevano Monti per la medesima decisione. E viceversa, s’intende. Benchè trovi che sia poco coerente promettere un referendum sulle Olimpiadi e poi decidere senza farlo. Ma questa è un’altra storia. Oppure no?

Ps uno: oggi sarebbe stato il “fertility day”. Stendo un velo pietosissimo sulle campagne di comunicazione, che sono passate dal fascismo direttamente al nazismo (senza passare dal via); velo altrettanto pietoso sul divorzio far il ministro e la direttrice della comunicazione da parte della ministra Lorenzin: ci vuole far davvero credere che la “comunicazione” non le abbia presentato almeno un paio di alternative e che non sia stata lei, alla fine, a dire “visto si stampi”? (ah già, magari non sa neppure cosa voglia dire). Utile leggere il blog di Giampiero Cito (Cito).

Ps due: vedo riaffiorare qua e là qualche polemica su bilanci e storia della Robur. Un po’ di auto-promozione: andate a leggervi o rileggervi “Robur Anno Zero”, mio e del collega Filippo Tozzi; non sarà un capolavoro, non sarà esaustivo, ma lì ci sono dati (dati numerici, quindi non contestabili): forse, prima di sparlare o di dire “velodicoiocomesonoandatelecose”, sarebbe utile una lettura. Capisco, però, il libro è lunghino, si fa fatica: meglio sparacchiare a casaccio.

Ps tre: (legato al post) come volevasi dimostrare. Il comune di Siena dice “No” al Pisa che aveva chiesto di giocare le partite interne all’Artemio Franchi. Al di là del campanile, ci sono oggettive problematiche nella conca del Rastrello – non da adesso –  per accogliere, una volta ogni due settimane, un pubblico del genere, ivi compresa la chiusura totale e il blocco della zona di San Prospero (che già viene bloccato per le gare della Robur in legaPro, figuriamoci per una gara di serie B). Naturalmente, al partito dei “contro a prescindere” è una decisione che non piace: certo, in effetti gli ottomila pisani che sono andati ad Empoli si sono fermati a dormire, mangiare, visitare i musei e hanno lasciato tutto lindo e pulito, oltre a qualche mancia, per questo il Comune di Empoli non li vuole più. Ah, naturalmente chi contesta il “no” sarebbe stato in prima fila a protestare per (nell’ordine) : il blocco di San Prospero; la sporcizia; i negozi del centro che sarebbero stati bloccati per tutto il sabato; i parcheggi pieni; il traffico; il Nannini che aveva finito le paste. E sicuramente qualcosa d’altro, che adesso, ahimè, sfugge al mio pensiero.

Ps quattro (legato anche questo al post): interessante il post de La Martinella sull’argomento “No-ismo” (Noismo), anche per quanto riguarda il “ps”. Che ci volete fare: io quando leggo la Fisac Cgil sulle vicende del Monte dei Paschi non riesco proprio a resistere. Devo correre a rileggermi gli ultimi dieci anni di storia montepaschina.

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