Ma insomma cosa sarebbe successo? (e un ps)

Premesso che sono abituato a non tirare per la giacchetta la magistratura e la giustizia a seconda di quello che è il risultato finale, che in un paese civile si è innocenti fino a condanna definitiva e che le sentenze siano sempre da rispettare, mi permetto una riflessione rispetto alla notizia della definitiva chiusura del processo a Don Acampa (Curia). Riflessione generale, s’intende. Il procedimento è chiuso, le accuse cadute, l’imputato scagionato in primo e secondo grado. Nessun dubbio. Nel suddetto paese civile, però, bisognerebbe anche passare alla fase successiva. Bisognerebbe infatti cercare di capire cosa sia realmente successo. E, in questo caso, cosa sia accaduto in quel lontano 2 aprile 2006, quando gli uffici della Curia presero fuoco: anche su questo mi pare non ci siano dubbi. Dunque, conoscendo solo parzialmente la vicenda, mi trovo a fare delle domande da “cittadino medio”: qualcuno lo ha appiccato? E’ stato un incidente? Le fiamme da dove sono arrivate? Qualcuno ha lasciato uno scalda-sonno acceso? Una sigaretta?E’ stato un fuoco fatuo? Si scherza, ovviamente, anche se sinceramente non riuscire a capire cosa sia realmente successo non dovrebbe suscitare tanta ilarità. Forse dalle pieghe del procedimento e dai documenti qualcosa può venire fuori: ma se lo storico ha il compito di (ri)costruire quello che è accaduto con il tempo e il giornalista di provare a fotografare l’attualità, al cittadino medio rimane in sospeso la domanda: ma, insomma, cosa è realmente accaduto il 2 aprile 2006?

Ps: interessante l’annuncio del vicesindaco Fulvio Mancuso. Il 24 novembre ci sarà una mega riunione fra tutte le parti in causa per via Pantaneto con (pare) proposte e possibili soluzioni per il futuro. Già il fatto di riuscire e mettere insieme residenti, Università (quindi studenti), esercenti, Contrade e quant’altro potrebbe essere un successo.

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11 risposte a Ma insomma cosa sarebbe successo? (e un ps)

  1. Disoccupato con laurea ha detto:

    A proposito di mancuso, riporto quanto letto su altre parti, non ti sembra che abbia avuto un po’ troppo? Altrimenti gli porto qualche seggiola da casa mia, chissa’ se ne ha bisogno:

    Mancuso padrone a casa nostra si permette di dire che:

    “Siena è già intelligente. Ma servono altri cervelli”.

    Fulvio Mancuso:

    – nominato nel Cda Mps Leasing nel 2002 e poi “rinominato” varie volte fino alle sue dimissioni nel 2013. Da tenere conto che l’epoca è quella “mussariana”;

    – nominato nel Cda di Intermonte Sim Spa nel 2006 con incarico triennale, sempre epoca “mussariana”;

    – nominato nel 2012 coordinatore del Comitato di controllo delle Terme Antica Querciolaia;

    – nominato Vice Sindaco da Bruno Valentini.

    Paola Rosignoli, moglie di Mancuso:

    – membro della Deputazione Generale della Fondazione Mps;

    – difensore civico del comune di Siena;
    difensore civico degli studenti all’Università di Siena (mentre il marito era professore);

    – Assessore all’urbanistica della giunta Ceccuzzi.

    • eliofanali ha detto:

      Sono abituato a giudicare le persone per quello che fanno, non per quello che sono (nel senso di origine, come pare fare Lei, ma forse è solo un’impressione); non credo che Fulvio Mancuso “rinneghi” (come altri fanno…anche troppo per i miei gusti) tali incarichi e le attività svolte; non credo che non abbia avuto le competenze per svolgere tali incarichi; non credo che si sia mai sottratto ad un confronto su questi temi. Mi pare che l’unico incarico “politico” sia l’ultimo ed in ogni caso vedo, ho visto e, ahimè, vedrò situazioni peggiori. “Giudichiamo” Mancuso politicamente per quello che ha fatto, fa e farà, non per quello che è.

      Per quanto riguarda Paola Rosignoli vale lo stesso principio, scindendo dai legami di parentela. Impariamo a giudicare le persone per quello che fanno o che hanno fatto e per le relative competenze.

      Ultima chiosa: questo è un blog libero e accoglie tutti i pensieri. Ma sono MOLTO graditi quelli di coloro che si firmano, con nome e cognome e, magari, con una mail che non assomigli tanto ad un fake. Sa come e’, si perde di credibilità a celarsi dietro l’anonimato o a giocare a nascondino.
      La saluto e La ringrazio
      Elio

  2. Beatrice ha detto:

    Ovvia fanali vedi scuro laddove scuro non e’. E’ stato ricordato i vari incarichi ricoperti dal mancuso mica e’ stato offeso o detto bugie, chissa’ perche’ ti scaldi tanto, anche perche’ quelle strutture segnalate sono fallite. Sara’ un caso. Vedi fanali non sempre si puo’ dire il nome e cognome ancora il groviglio e’ velenoso, quando presto cambiera’ musica allora sarà possibile presentarsi in pubblico. Fanali non avere tema.

    • eliofanali ha detto:

      Cara Beatrice, non mi sono scaldano affatto, tutt’altro. Mai detto che sono state dette bugie, ma certo alcuni accostamenti sono stati fatti. Non mi pare sia tutto fallito. Sostengo ancora adesso quello che sostenevo prima e che sosterro’ sempre: chi dice la verita’, chi non offende, non deve aver paura di mostrarsi. Oggi, domani, sempre.
      La saluto

  3. Duccio ha detto:

    Quod non fecerunt barbari, fecerunt mussariani

  4. Simone Poli ha detto:

    Caro Lorenzini
    penso di condividere con Lei uno scrupolo necessario.

    Ci accomuna – credo, leggendo sempre con attenzione quanto scrive – la convinzione che ogni persona sia più importante dell’informazione merce.

    Che sia fondamentale cioè conservare , in ogni caso, il rispetto minimo -ovvero la distanza- soprattutto quando la notizia, il fatto, non sia di rilevanza pubblica e, aggiungo, strettamente verificata.

    In altre parole ritengo utile e indispensabile che il lancio di una notizia debba essere subordinato al vaglio della verifica logica e fattuale, in modo da servire solo e soltanto l’interesse dell’opinione pubblica, la quale però a quel punto ha il dovere di interessarsi all’accaduto come coscienza civile collettiva.

    Quando l’informazione è un valore (cioè fondamento di una discussione responsabile basata sulla conoscenza dei fatti o sulla loro conoscibilità) allora l’informazione è come l’aria e non sono ammesse né censure né tantomeno autocensure.

    Un giornalista attento come Lei, per lo scrupolo che dimostra costantemente, dovrebbe perciò inorridire quando si vede costretto ad ammettere che conosce il caso parzialmente.
    E se ho ben capito la frase Lei si vede costretto ad ammettere – almeno in buona sostanza – di non aver potuto leggere ricostruzioni attendibili e dettagliate, o considerate tali.

    Questo significa che la comunità tutta (e in particolare quella professionale) non ha sentito il bisogno di approfondire e documentarsi.
    Né di spiegare. O di provarci.

    Ciò inevitabilmente procura dispiacere.

    Io credo di aver capito, sull’accaduto, due cose inoppugnabili : che l’incendio sia doloso -intenzionale e non frutto di un incidente- e che nei locali in cui si è sviluppato non ci fosse un ingresso generalizzato ma ben disciplinato.

    Due circostanze che producono implicazioni evidenti.
    Non ho altri elementi.

    Ma questi bastano ad alimentare un buon giornalismo d’inchiesta (che sa essere paziente, libero e utile alla causa della verità).
    Detto questo : la verità, come testimoniato dal triste e recente caso di Giulio Regeni, può diventare una missione impossibile.

    La saluto cordialmente.

    • eliofanali ha detto:

      La ringrazio, anche perchè mi da’ modo di specificare. Quando scrivo che “conosco la vicenda solo parzialmente”, mi riferisco alla non attenta lettura dei verbali del procedimento, che non ho in mano. Non ho potuto segurie il dibattimento, in sostanza. Questo non toglie che il post parta proprio dai due fatti che cita lei, che sono inoppugnabili e sono da me conosciuti, come altri aspetti: se mi legge assiduamente (e di questo le sono grato) sa che scrivo o comunque commento solo quando conosco le vicende. E, le diro’ di piu’, commenti come il suo sono da stimolo proprio per provare ad intraprendere quella attività di ricerca e “inchiesta”, compatibilmente con il resto della “routine” professionale (che le assicuro non è facile da gestire).
      La ringrazio ancora
      Alessandro Lorenzini

  5. gigi ha detto:

    sentire Giacobbo?

  6. Pingback: Editoriale de Il Santo con Rassegna Stampa – Cosa deve ancora succedere perchè si riconosca che a Siena c’è un problema di sicurezza… Giorni di assoluzioni da Don Acampa a Fratello Illuminato… Vince TRUMP ma noi ci teniamo Don Br

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