Lo strano caso della Corte

E’ uno strano caso quello della Corte dei Miracoli. Da diciotto anni un centro, all’interno della splendida (ma decadente) Palazzina Livi (ex manicomio, per capirsi) in cui si fa cultura e si aiutano persone disagiate. Non solo concerti, infatti, ma tanti corsi, assistenza sanitaria e quant’altro. Insomma un centro di “aggregazione” che ha sollevato anche le istituzioni di diversi costi “sociali”, oltre a contribuire a fornire un’offerta culturale e di tempo libero non indifferente, riferita magari ad un target non raggiunto da altri poli cittadini. In tanti (compreso il sottoscritto) per diversi anni hanno trascorso serate e pomeriggio. E sono centinaia le persone che vengono (venivano) movimentate ogni giorno all’interno del centro, peraltro in un luogo senza problemi di ordine e rumore. Il centro si trova (meglio dire, si trovava) in locali di proprietà della Asl, peraltro inutilizzati per anni e che, a suo modo, la Corte ha rivitalizzato ed anche sistemato. Pagando, s’intende, qualcosa come tremilacinquecento euro al mese di affitto, cui aggiungere spese vive non indifferenti (il riscaldamento, per esempio). Da qualche tempo la Asl aveva ventilato la necessità di utilizzare quei locali: si vociferava della volontà di creare spazi per hospice, anche più concreta era la voce secondo cui si sarebbero realizzati appartamenti di lusso. Quindi fuori la Corte con uno sfratto, dentro gli appartamenti. Come se di appartamenti (pure di lusso) ce ne fosse bisogno. A quanto pare c’è voluta la mediazione del Comune, con l’assessore Anna Ferretti in testa (evidentemente sensibile alle tematiche sociali e ai suddetti costi che sarebbero ricaduti sulla collettività) per riuscire a tamponare la situazione. La Corte ha ricevuto comunque lo sfratto e ha sospeso le attività per tutto il mese di dicembre. A gennaio dovrebbe (condizionale d’obbligo) riprenderle: dopo la soluzione di aspetti burocratici e l’effettuazione di alcuni lavoro urgenti di messa in sicurezza, gli spazi saranno assegnati al Comune che, a sua volta, con un contratto d’affitto li assegnerà fino a giugno alla Corte stessa, in modo da completare la “stagione” dei vari corsi e attività. Nel frattempo sarà predisposto un bando pubblico (come giusto che sia) per l’assegnazione di quei locali. Nella speranza che si tenga conto, nel rispetto delle normative, anche delle attività fatte da quasi venti anni.

 

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