Il bello e il cattivo tempo

Dopo la più brutta campagna elettorale (non referendaria, ma elettorale…) della storia recente, dopo non averne preso parte non essendomi schierato da nessuna parte e dopo aver perfino letto tutta la riforma, posso provare ad analizzare il voto. Magari in maniera non esaustiva, visto il tempo e lo spazio, ma provando a fare una valutazione perlomeno più “lucida” della baggianate che un secondo dopo il primo exit poll già navigavano per la rete. A livello nazionale Renzi ha fatto quello che – sinceramente – mi aspettavo. Dimissioni e palla nella metà campo altrui: “Avete vinto, la legge elettorale parta da voi”, ripartendo in contropiede. Non credo si dimetterà anche da segretario del Pd, domani la direzione nazionale – a stragrande maggioranza renziana – avrà qualche distinguo, ma niente di speciale. Il problema è che non c’è una legge elettorale vera e propria e quindi non si andrà a votare entro breve: peraltro non conviene a Renzi e non conviene a parte del centrodestra. Converrebbe a Lega Nord e a CinqueStelle (che infatti provano a spingere), ma oggettivamente fra legge di bilancio e assenza della norma diventa dura. Ergo governo “tecnico” (più o meno) che si formerà in queste ore e che vivrà un anno o poco più, legge elettorale (forse) e quindi elezioni. Fine 2017 o inizio 2018, possibile accorpamento con le amministrative. Dubito si voti prima. Già le amministrative. Vero oggetto anche delle discussioni politiche di queste ore a Siena, nascosto fra le pieghe dei risultati referendari. A livello locale consiglio cautela. Da entrambe gli schieramenti. Il dato di Siena e provincia è in controtendenza, ma la premessa è che – per contatto diretto – credo che tanti elettori potenzialmente di centrodestra abbiano deciso di mettere una crocetta sul “Si”, mentre una parte di centrosinistra abbia optato per il “No”. Certo da queste parti Renzi gode di tante simpatie. Ma al di là di tutto questo cosa accadrà? Nel Partito democratico poco o niente, perchè, abbastanza incredibilmente, i Dem senesi stavolta sono stati tutti compatti (per il Si) e perchè comunque nel prossimo anno c’è un congresso da preparare e da fare: lì ci sarà lo scontro vero e proprio fra correnti (e quindi fra possibili candidati…), non prima. Difficile che, in tempi brevi, gli equilibri cambino. Nel variegato fronte del No già ci sono differenziazioni, ovviamente in vista delle suddette elezioni: ripartire dal civismo, ripartire dai partiti, movimenti ed alleanze, eccetera, eccetera. Certo è che continua uno sport strano: quello di “insultare”, più o meno velatamente, chi non la pensa o non l’ha pensata come – secondo alcuni – “doveva”. Si va dagli ormai celeberrimi “omini degli orti” fino a offese più pesanti. Un po’ come quei senesi che “godono” delle sfortune del Monte dei paschi e ridacchiano quando il titolo va giù in borsa, sperando (ancora?) in un vantaggio politico e non pensando che adesso bisogna pensare alle famiglie, ai lavoratori e all’indotto. Assomigliano tanto alla sinistra che insultava Berlusconi e chi lo votava, non propendo quasi niente come alternativa, come proposta, come qualcosa. Ed infatti il Cavaliere ha fatto il bello e il cattivo tempo per venti anni (minimo).

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