Istituto di diritto pubblico (e tre ps)

E dunque sarà nazionalizzazione o statalizzazione anche se l’Europa non vuole che si chiami così. Per noi “poveri” redattori di provincia, però, abituati a dover tradurre in italiano i tecnicismi, questo è. Il Monte dei Paschi, a meno di clamorosissime novità dell’ultimo minuto, passa attraverso il decreto governativo e lo “scudo” da venti miliardi di euro, votato anche in Parlamento, come per legge. Già qui avrei qualcosa da dire, perchè alcune forze politiche (CinqueStelle, per esempio, ma anche la Sinistra Italiana – o quello che è diventata) avevano invocato in passato la detta “nazionalizzazione” e invece adesso la respingono: capisco che i tempi siano diversi, capisco che si rivendicava il “non farla pagare ai risparmiatori” (magari vorrei sapere in quale modo…), ma la cosa sa tanto di speculazione politica e di incoerenza. Prima si, adesso no, perchè adesso si “rischia” di farla passare come una ciambella (di salvataggio) del Pd (anche qui non capisco il perchè, ma evidentemente le analisi politiche ed elettorali passano sopra a questo blog…). In ogni caso il problema principale è proprio sui tempi. Fin quando ci attorcigliamo sul passato, infatti, difficile pensare a come risolvere i problemi del presente e, soprattutto, del futuro e delle tanto decantate “giovani generazioni”, le stesse, peraltro, messe in difficoltà dal detto passato. Ci sono stati disastri, è vero. Ci sono dei responsabili, altrettanto vero e devono essere perseguiti in ogni modo. Adesso, però, c’è un problema da risolvere e non lo si fa con gli slogan e le dichiarazioni (tanto per chiarire: ad Antonio Vigni, ex dg di Mps, è stato chiesto dal giudici un risarcimento definito record: 245 milioni di euro. Noccioline – e dubito fortemente che ci si arrivi – rispetto ai miliardi di euro degli ultimi tre aumenti di capitale…), perchè di mezzo ci sarebbero “appena” venticinquemila dipendenti, le famiglie, i risparmiatori, l’indotto eccetera eccetera eccetera. Mps passerà attraverso lo Stato, dicevamo, dopo i tentativi (o pseudo tali…) di raccogliere sul mercato cinque miliardi di euro, con i risparmiatori piccoli e quelli istituzionali che hanno risposto positivamente (2,5 miliardi raccolti) e gli investitori che invece hanno risposto picche. Si apre quindi la fase due, quella del rilancio? Da più parti si dice che Monte dei Paschi, dopo questa operazione, diventerà una banca solida, perfino appetibile, sebbene ci sia necessità di recuperare la fiducia dei risparmiatori (le fughe di depositi sono state abnormi nell’ultimo anno..). Non sono per il complottismo, ma chi ne beneficerà adesso? Perchè l’impressione è che tutta questa vicenda sia passata – con la complicità della politica cittadina, almeno poco lungimirante o che perlomeno si è fatta “fregare” facilmente il malloppo da sotto il naso – al di sopra delle nostre teste, dall’inizio – Antonveneta, ma anche Banca 121, per capirsi – a quella che, per adesso, è la fine. Nel mezzo di acqua ne è passata tanta, fin troppa se ripenso anche a David Rossi. Dopo cinque anni di errori clamorosi (voluti?), di letame – in parte meritato, in parte no – di speculazioni in borsa, di sacrifici dei lavoratori, risparmiatori e famiglie, il Monte dei paschi torna al passato, quando era istituto di diritto pubblico. Chi vivrà, vedrà. Nel mentre noi continuiamo a pensare al passato. Così, semplicemente.

Ps uno: l’amministrazione provinciale di Siena, pur svuotata dalla legge Del Rio, mette a segno un colpo importante. Accordo con l’Università per Stranieri per gli spazi in viale Sardegna (altrimenti cattedrale nel deserto) e in zona piazza Amendola.

Ps due: lo aveva scritto questo blog: attenzione, perchè il referendum ha spostato poco gli equilibri (un gioco), anzi rischia di rafforzare Renzi (La Repubblica), alla faccia dei tuttologi di Facebook.

Ps tre: gustoso post di Giampiero Cito sulla generazione dei “giovani” (Giovani).

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