Come le luci di Natale

Di ritorno dalle abbuffate natalizie e in attesa di quelle di Capodanno, torna il dibattito su Monte dei paschi. Un dibattito che assomiglia alle luci di Natale. Va a intermittenza, diviso fra le catastrofi e i trionfi. Schizofrenico, se preferite.
Catastrofismi. Un po’ come accade(va) quando il titolo perde(va) in borsa, leggo e vedo persone – spesso evidentemente mancati analisti o tuttologi di turno – esultare per le disgrazie in nome della “verità” oppure trovare per forza di cose la catastrofe in qualsiasi situazione. Quando questo avviene per fini meramente politici – di qualsiasi colore, anche interno alla così detta maggioranza – è abbastanza triste: perchè – evidentemente – traspare la volontà di avere qualcosa per cui attaccare (i disastri – che restano, s’intende – del Monte dei paschi) non avendo proposte vere e proprie per il futuro, su questo o su altri campi. In chi critica attualmente non vedo proposte alternative e probabilmente gli attacchi ci sarebbero ugualmente stati se fosse davvero intervenuto il Qatar (immagino le ironie sui cammelli) o i fondi americani. Spesso non si pensa, quando si fanno questi discorsi, agli obbligazionisti, agli azionisti, ma soprattutto ai lavoratori, alle famiglie, a tutto ciò che sta intorno a Rocca Salimbeni: ed anzi ho l’impressione – ma sbaglierò – che ci sia la sottile speranza che questi “soffrano” per poi – tristemente – cavalcare politicamente detta sofferenza. Fregandose altamente delle vere conseguenze, perchè probabilmente i suddetti di obbligazioni Mps non ne hanno mai avute (e se ne vantano pure). Pare altresì che si speri che il piano pensato dal governo per tutelare gli obbligazionisti e non causare la medesma situazione vissuta ad esempio con banca Etruria fallisca miseramente, per poi ballare sugli scheletri e soffiare sul fuoco.
Trionfalismi. D’altronde, di che gioire c’è ben poco. Perchè la situazione resta molto incerta e il percorso rimane ad ostacoli, nonostante gli aspetti positivi. Ancora non è ben chiaro come si muoverà lo Stato all’interno della banca e quali saranno le strategie “esterne”, cioè governance e piano industriale. In sostanza che tipo di banca si vorrà fare, perchè per “rilanciarla” – come ha detto Morelli – e quindi per recuperare i miliardi persi (anche nei depositi), serve una strategia, mi pare abbastanza evidente, perchè la volontà dei lavoratori – dimostrata con la conversione dei bond – non basta. C’è poi da capire la questione npl, cioè i crediti in sofferenza (quasi trenta miliardi di euro che adesso valgono – si e no – cinque miliardi). E’ poi di ieri il comunicato ufficiale della banca che conferma le indiscrezioni secondo cui l’aumento di capitale necessario sarà di 8,8 miliardi di euro, come richiesto dalla Bce. Un po’ meno della cifra pensata in caso di intervento di Stato qualche tempo fa (13 miliardi), ma quasi doppio rispetto ai 5 miliardi previsti nel piano “privato”. La Bce si accanisce? Può darsi, ma di certo ci avviamo in una fase in cui dovrà essere lo Stato a contrattare, in quanto azionista di maggioranza e punto di riferimento. Meglio? Peggio? Non lo so. Ma che importa? Lo possiamo chiedere su Facebook ai tuttologi di turno.

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2 risposte a Come le luci di Natale

  1. Magico Vento ha detto:

    Ciao Alessandro, posso domandarti una cosa? Ma uno che ad ogni piè sospinto scrive dando del tuttologo a tutti, esprimendo quindi giudizi su chicchessia, anche sul semplice cittadino della strada al quale spero non si voglia negare un’opinione, ma quanto ne sa più degli altri? Quanto è tuttologo proprio colui che denuncia?
    Cercando sul web la definizione di questo sostantivo ho trovato quanto segue: TUTTOLOGO è chi, in qualità di giornalista, intellettuale, scrittore, parla o scrive di tutto, ostentando indebitamente competenza nei campi più disparati. Ovviamente ecco il link: http://dizio.org/it/tuttologo

    • eliofanali ha detto:

      Caro Ferdinando
      la definizione che hai linkato e’ calzante. Ed è il concetto che cerco di esprimere su questo blog. Nessuno qui nega la libera opinione del singolo cittadino: ma che sia chiaro che e’ un’opinione e non una verità assoluta. Fra l’opinione e il “giudizio” o la verità, infatti, c’è una bella differenza. Spesso si nasconde il proprio pensiero dietro al dito dell’opinione ed il confine diventa labile. Sui social leggo spesso – troppo spesso – opinioni che si confondono con i fatti e con le “verità”. Ed è tipico dei tuttologi che tutto sanno e di tutto propinano.
      Saluti

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