Una malattia e un’idea

Puntualissima come il panettone con i canditi è arrivata la polemica (si fa per dire) sull’evento di Capodanno a Siena, che si basa sempre e costantemente su quelle tre o quattro colonne portanti, qualsiasi cosa accada: decibel che rovinano i monumenti, sporcizia, poca gente, per fare alcuni esempi. A parte il fatto che gli attori di tali critiche spesso cadono in contraddizione (se c’era sporco vuol dire che c’era gente se c’era gente vuol dire che non è stato un insuccesso…) o che non riescono quasi mai a ribattere alle obiezioni (spostando l’asticella su altri argomenti) o che ancora non hanno assolutamente idea di cosa succeda in altri posti, la cosa clamorosa è che non leggo proposte (concrete) alternative. Mai. Deve essere una malattia quella di criticare a prescindere (come lo era dire che andava tutto bene, s’intende…), un virus che colpisce evidentemente le cellule del cervello atte a fare ragionare sulle alternative. Perchè al “no”, di solito, va legata un’idea, magari fattibile e realizzabile, con le medesime condizioni (anche economiche) con le quali si è realizzata l’idea criticata. Troppo semplice fare una fotina con il cellulare, schiaffarla su un social e vergarci sopra un proprio commento a casaccio. Bisognerebbe anche pensare a qualcosa, soprattutto se ci si candida a governare la città. Sono quasi sicuro che i recenti studi su questa malattia dimostrerebbero poi che, in caso di assenza di eventi, le medesime persone passerebbero i minuti intorno la mezzanotte a fotografare la Piazza vuota per poi commentare con un “Eh ma se non organizzi niente, che tristezza”.
Non spetterebbe a me scrivere il capitolo “proposte”, ma voglio essere positivo. A parer mio l’idea di un Capodanno “diffuso”, cioè con tanti piccoli-grandi eventi sparsi per il centro storico della città, organizzati dalle singole entità (esercenti, comitati di commercianti, anche Contrade…) e che si dipanino per tutta la giornata può essere l’idea vincente ed economicamente sostenibile. Magari accompagnata da un evento clou in Piazza del Campo per la mezzanotte e da uno più “acceso” in Fortezza Medicea (luogo che si presta a fare musica fino al mattino senza i problemi del centro storico) per i più giovani, che vogliono tirar tardi. Il tutto coordinato dal Comune, che potrebbe fare da cornice, mettere cioè quelle che sono le “regole” e fare un piccolo investimento. Dimentichiamoci i concertoni degli anni passati, pagati (lautamente) dal Monte dei paschi (ovviamente criticati dalle persone di cui sopra…) e lavoriamo, appunto, ad un evento diffuso che potrebbe anche “caratterizzare” sempre il 31 dicembre a Siena e si potrebbe conciliare con un’idea di turismo allargato anche a coloro che sotto la Torre del Mangia vengono per rimanere prima e dopo e godersi, in generale, la città e il centro storico tutto, da Camollia a Romana. Ma capisco che fare i reportage sui cestini pieni sia più simpatico.

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3 risposte a Una malattia e un’idea

  1. Pingback: Editoriale de Il Santo con Rassegna Stampa – Per il 2017 alle polemiche ci pensano i blogger, i senesi dovrebbero pensare a cambiare amministrazione… | IL SANTO NOTIZIE DI SIENA

  2. Riccardo ha detto:

    Le polemiche su “quanta gente c’era” e “è stato un insuccesso”….ci saranno sempre: sia che ci sia un “grande evento”= grande spesa, sia che ci siano i complessini di Siena. Io invece non sono d’accordo a prescindere che anche Siena si allinei per forza con le altre città più “moderne” e più organizzate. Piazza del Campo non è né Piazza del Duomo a Milano, né Piazza del Plebiscito a Napoli, né Piazza del Popolo a Roma. la NOSTRA Piazza del Campo io sarei per preservarla … e poi perché fare una manifestazione che porta solo tanti giovani che COME SAPPIAMO, BEVONO, SI DROGANO, SPORCANO, VOMITANO, PISCIANO, CACANO.. sulle nostre lastre? Siccome questo è quello che fanno i ragazzi di oggi (anche quelli delle Contrade) perché concedere la NOSTRA Piazza del campo a queste nuove generazioni? La Fortezza? Peggio! Chi la ripulisce? Per dire ..le spazzatrici non ci possono lavorare perché di sotto ci sono i sassi..
    CHE COSA CI GUADAGNA LA CITTÀ CON QUESTI EVENTI? IO NIENTE! ANZI ME NE STO A CASA O AL CHIUSO FUORI SIENA E NON VOGLIO VEDERE LO SCHIFO CHE STA SUCCEDENDO IN PIAZZA!
    Io non sarei per fare niente. Vogliono fare degli eventi? AL CHIUSO! Magari un bel concerto ai Rinnovati, ai Rozzi, nelle Contrade..al Palazzetto della mensana… . Io ho 58 anni e mi ricordo che per tanti anni c’erano i “veglioni” nei locali e fuori al freddo (da veri deficienti) non c’era nessuno. Sono cambiati i tempi? ok…ma per me Siena e Piazza del Campo non si toccano. Sbaglierò..ma credo che i fatti mi diano ragione.
    Saluti!

    • eliofanali ha detto:

      Caro Riccardo
      il discorso è abbastanza complesso e mette insieme anche aspetti sociologici: la società – rispetto a quello che ricorda lei – è cambiata, i “veglioni” come un tempo non esistono piu’, a prescindere, poi da quello che piace a Lei o a me. Cercando di riassumere e quindi evidentemente di “banalizzare” un po’, bisogna capire dove si vuole andare a parare. Piazza del Campo puo’ essere “preservata” come dice Lei, ma purtroppo Siena non vive piu’ i tempi d’ora di Banca e Fondazione Mps e quindi, essendo di nuovo (o per la prima volta?) città “normale” deve avere a che fare con il turismo e i grandi eventi che sono linfa vitale per la città. neanche a me viene niente (non sono operatore turistico), ma il discorso non e’ personale. Sui giovani che “si drogano, vomitano ecc.” è un discorso culturale, non di utilizzo della piazza. Non è un discorso di “allineamento” è un discorso di strategia generale della città, che puo’ essere certo migliorata.
      Cerchiamo, in sostanza, di fare un ragionamento piu’ complesso e generale, lasciando da parte i propri gusti, pur legittimi che siano.
      Saluti e grazie del commento.
      E.F.

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