Non cambia

Avrei voluto parlare di tanti argomenti stamani: liste civiche in pole position, Mps, situazione sponsor Mens Sana e altro. Invece sfioro un argomento che comincia a diventare pressante. La città di Siena sembra non voler cambiare in molti aspetti, fra questi anche quello dell’approccio con il giornalismo. Per anni, da un certo punto di vista giustamente, da un altro andando a “colpire” i bersagli sbagliati (cioè le ultime ruote del carro di una filiera che partiva dagli editori), ci si è lamentati di un giornalismo senese troppo asservito e che occultava o sminuiva. Premesso che su alcuni argomenti sarebbe interessante approfondire, prendiamo pure per buona la passata situazione. Meglio, che dovrebbe essere passata. Perchè la questione principale rimane: ognuno faccia il suo mestiere. Al politico spetta la politica, all’ingegnere l’ingegneria, al giornalista il giornalismo. Che significherebbe raccontare quello che accade. Sia che sia “simpatico” a qualcuno, sia che sia “antipatico” ad altri: certo con equilibrio, a trecentosessanta gradi, approfondendo e valutando tutti gli aspetti di una singola vicenda. Avviene così? Non sempre, per tante ragioni, fra cui quella delle “routine” lavorative. Diciamo che ci proviamo, il più possibile, soprattutto in alcune realtà, come quella per esempio di Radio Siena Tv, che ho la fortuna di vivere. Ma anche quando avviene a qualcuno la cosa non torna. Raccontare la verità o avvicinarsi molto a questa, evidentemente, non piace, viene “contestato”. Forse perchè ognuno ha la sua di verità, o, meglio la sua tesi: e se non viene scritta o detta, parte subito la contestazione, il richiamo al “regime”, la presunta appartenenza del giornalista a questo o a quello. Così non è, bisogna cominciare a metterselo bene in testa. Del resto alcune volte queste “contestazioni” arrivano – paradossalmente – dai medesimi che prima si lamentavano della “cappa” o del regime. Forse il problema è che si vuole – sempre – piegare il giornalismo, anche quello senese, alla propria tesi. E che non si è abituati, da nessuna delle parti in causa, ad un giornalismo che provi a fare “semplicemente” il suo mestiere: dire la verità, scomoda per molti, comoda per altri, a seconda. Insomma sembra quasi che si voglia semplicemente sostituire un potere con un altro, forse di diverso colore, forse di diverso tenore. Perchè non si è, evidentemente, abituati alla separazione dei poteri e ad un giornalismo che sia, realmente, “cane da guardia” e indipendente, per quanto sia difficoltoso ottenere questo risultato. Non sto parlando (solo) del sottoscritto, ovviamente, non sono così presuntuoso, ma sto facendo una considerazione generale, sebbene realissima. Ed infatti si  mettono in campo telefonate, messaggini, piccole-grandi velate minacce che non rettificano o modificano un concetto o un articolo, bensì vanno a insinuare altri aspetti, sviando l’argomento principale. Forse recrudescenza di metodi di un triste passato? Nostalgia, fosse anche di diverso colore? Il “cambiamento” si fa anche in questo. Sarebbe un argomento interessante di cui dibattere, anche in pubblico, magari se organizzato in un evento dall’Ordine o dal Gruppo Stampa o da chi volete. Nel frattempo, meditiamo.

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5 risposte a Non cambia

  1. Massimiliano Angelini ha detto:

    In tempi – diciamo – scomodi un gruppo di cittadini pose al centro del dibattito proprio il tema di cui si dibatte in questo post. L’iniziativa (2012) si intitolò “Press and the city”, con sottotitolo: il valore di un’informazione libera. Il punto su cui si aprì in maniera accesa la discussione fu principalmente questo: a cosa serve la stampa se serve il potere? Il tema è molto interessante e meriterebbe certo un continuo monitoraggio….

  2. Pingback: Editoriale de Il Santo con Rassegna Stampa – Una richiesta a Gabriele Corradi… I combattenti a comando… | IL SANTO NOTIZIE DI SIENA

  3. Pingback: La provincia e le preferenze zero (e un ps) | Il blog di Elio Fanali

  4. Risalta che taluni che allora si scagliavano contro il potere costituito oggi sterilmente attaccano gli unici baluardi che nel tempo sono sopravvissuti perchè impostisi costruttivamente con risultati concreti ed avvalorati dai fatti, si guardi il fuoco di fila fatto sui risultati della Commissione d’inchiesta Regionale, che solo a leggerla già riporta quello che è di moda commentare in questi giorni, spesso con improvvisazione e quasi sempre intendendola a rovescio ed imprigionandosi nel passato al posto dei colpevoli; solo la verità rende liberi.

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