Posizione (e un ps)

Il tema è ovviamente caldo, forse fin troppo e forse con toni troppo accalorati (come altre volte) sui social. Sarebbe bene “trasferirlo” (come per altri temi) all’interno delle Società e all’interno delle Assemblee, pur consapevoli di tutti gli aspetti di cui ho scritto ieri. E pur consapevoli che ci sono Priori e dirigenti. Di certo se ne parlerà nell’annunciata riunione del Magistrato delle Contrade di lunedì e di certo mi sento di sottoscrivere la “proposta” de La Martinella ( proposta) perchè credo che, al di là del silenzio rispetto alle “stimolazioni” dei media che le Contrade (e i loro dirigenti) hanno scelto di effettuare sulla vicenda, ci voglia una presa di posizione “decisa” (che non significa “violenta”) da parte di quel mondo. Come in parte c’è stata da parte del sindaco (Valentini). E’ una situazione delicata, fatta di rapporti e di equilibri. Che non si risolve, però, alzando la voce o sbandierando quella “senesità” che a volte fa peggio che meglio e che si piega al populismo-provincialismo. Ma, un po’ come per altri temi, si risolve aprendo la propria mente (ed anche le proprie braccia). Altre volte e su tante questioni (anche su Radio Siena Tv) ho detto che le riflessioni “invernali” devono esserci: forse è il caso di partire, per davvero.

Ps: Sul tema mi permetto di copiare il pensiero su Facebook di Arianna Falchi, naturalmente aperto a commenti e confronti. “Ma sul serio siamo così ottusi? Sul serio vogliamo difendere ciò che ci è più caro con sterili frasi alla “i cazzotti fanno parte della tradizione”? Okay, è vero, il sano cazzotto ci contraddistingue quasi quanto l’inno, ma vaglielo a spiegare al turista texano col cappello o al milanese in giacca e cravatta che si vedono costretti tra due folle di persone urlanti. E sì, okay, è facile dire che i lor signori potrebbero anche restar nelle rispettive dimore, ma se il Palio tesse ancora le lodi di un passato glorioso, noi abbiamo appena brindato al 2017. E nel 2017 – purtroppo o per fortuna – dobbiamo difenderci proprio dal texano e dal milanese che non capiscono la nostra cultura. Perché il Palio, signori miei, non si insegna. Nel 2017 abbiamo Facebook, YouTube, le dirette streaming, le notizie e le immagini volano da una parte all’altra del pianeta con un solo “tap” sullo schermo del cellulare. E noi, forse gli ultimi romantici ancora appassionati di quel famoso cazzotto che ti piega, ma non ti fa male, dobbiamo difenderci da questo. In primis, a farlo dovrebbero essere le nostre istituzioni, quelli vestiti bene, come li chiamo io. Ma noi, in attesa che dall’alto facciano il loro dovere (si spera), bisogna organizzarsi. Come? Con l’intelligenza. Ritroviamo la nostra intimità, evitiamo i sensazionalismi, i titoloni, torniamo a parlare in società e non su facebook, ridiamo eleganza ed esclusività al nostro Palio, alle nostre contrade. Lasciamo al web solo ciò che può essere facilmente raccontato e inteso. E per favore… Non ci scandalizziamo per quello che è successo. Qualche magagna dopo i cazzotti c’è sempre stata e non lo dico io, non lo dice la storia, ma lo dicono le persone, i contradaioli di un tempo, quelli che forse qualcuno si è dimenticato di ascoltare. Il problema, stavolta, è da dove la magagna proviene. E forse, guardando un po’ più in là, anche da dove la magagna non c’è stata. Proteggiamoci. Ricordiamoci dov’è la porta di casa nostra, che ormai è finito il tempo delle chiavi lasciate nell’uscio.”

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