Divisi si perde

Con qualche giorni di ritardo torno sull’argomento dei contradaioli indagati. Il messaggio di unità che è arrivato dalla riunione straordinaria del Magistrato delle Contrade mi appare un’ottima base di partenza. Già le questioni sono complicate e scottanti, di fronte ad un’azione della magistratura che si basa su norme di legge. Già la società è divisa in mille rivoli politici e di opinione. Almeno su questi argomenti e su queste questioni sarebbe bene ritrovare, come ho scritto altre volte, un’unità di intenti; edulcorandola dalle consuete polemiche che celano, più o meno velatamente, questioni politiche (di qualsiasi parte) vista anche la vicinanza alle elezioni comunali. Anche derivante da discussioni (in assemblea o in Società) e confronti, ma poi, all’esterno, le Contrade dovrebbero riuscire a fare il famoso “fronte comune”. Divisi, infatti, siamo sicuramente perdenti; unità non significa massificazione del pensiero, significa difesa di certi valori che rischiano seriamente di essere minati da questioni del genere. Certo, dalla teoria (ovvero dalla riunione e dal messaggio arrivato dal Magistrato) bisognerebbe cominciare quel percorso che passa alla pratica, attraverso il sopracitato dibattito “interno”. Come ho spesso detto, meno Facebook, più Contrada.

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