Inventane un’altra (e un ps)

No, il titolo non è un riferimento alla splendida cavalla del mio amico Nicola Borselli. E’ piuttosto un riferimento al momento storico-antropologico in cui viviamo a Siena. Alcuni esempi esemplificativi. Pare (pur con le lungaggini del caso) che via Peruzzi riapra la settimana prossima (Via Peruzzi). Ahimè, saremo (saranno?) costretti sui social (e, purtroppo, non solo) ad inventarci (inventarsi) un altro tormentone. Che, peraltro, farà ancora deviare il dibattito “politico” (notare le virgolette) sul singolo problema e non sui problemi veri (senza virgolette): lavoro, per esempio; giovani, per esempio; proposta, sempre per esempio. Assenti clamorosamente dall’appello politico di questi mesi e, ahime’, penso anche nei successivi che ci attendono. Che la città non abbia proprio equilibrio e capacità di fermarsi, riflettere e ragionare, lo si evince anche da altro. Per esempio, la chiusura del negozio “storico” Corsini Dischi. Rammarico e amarezza, certo, per i gestori e per i lavoratori, su questo vorrei essere molto netto e chiaro. Come sul fatto che gli affitti ancora elevatissimi in centro a Siena (nonostante il momento economico) siano un annoso problema (non di adesso, peraltro) a cui bisognerebbe finalmente pensare, anche da parte dell’amministrazione comunale, certo costretta da paletti normativi che obiettivamente ne possono limitare l’azione. Resta però un fatto oggettivo. Come spiegano tutte le teorie sui mezzi di comunicazione, infatti, i tempi passano e i mezzi si superano: non spariscono, ma si ricollocano. E’ successo, banalmente, per i ritratti, sostituiti dalle foto, per la radio o il cinema, teoricamente superati dalla televisione, e compagnia cantante. Attenzione: si ricollocano, non spariscono ed a volte, come per la radio, conoscono nuove primavere. Avviene così anche per i vinili o i cd: semplicemente non sono più “oggetti da consumo di massa”, ma si sono nel tempo trasformati in oggetti di nicchia e di culto, come per alcuni degli strumenti sopracitati. Andando più nello “spicciolo”, diventa difficile pensare, nell’epoca del digitale e del web, l’acquisto, per l’appunto “di massa” di musica su supporto. Eppure in questi giorni noto commenti nostalgici o, peggio, polemici che, innegabilmente, fanno riferimento alla politica, alla “pora Siena” (Il Santo mi permetterà la citazione), e compagnia lagnante. Poi, magari, vai a scoprire che tre-quarti di coloro che si sbalordiscono sui social hanno comprato l’ultimo vinile quindici anni fa al discount di un grande magazzino a Foiano. “Pora Siena”, certo, che non sai più ragionare lucidamente su quasi niente, appesa ad una storia nostalgica che non c’è più. Facciamocene una ragione, prima o poi. Di tutti i colori politici.

Ps: è un po’ lungo, ma sforzatevi di leggerlo (Viola Lapisti).

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