Il cappone

Con questo post mi attirerò qualche insulto perchè è un post scomodo e che darà noia alla “minoranza chiassosa”, che punterà il dito come altre volte. Non importa. Che città strana. Una squadra – che porta il nome di questa città, tanto per ricordarlo – vince un trofeo prestigioso. Tre quarti (forse di più) esultano. Un quarto si divide fra chi è perplesso e chi si – addirittura – indigna. Mi ricorda tanto la storia dei quattro capponi del Manzoni, che legati a testa in giù e vicino alla morte non hanno niente di meglio da fare che beccarsi a vicenda. Invece di guardare ad una realtà che cresce, si denigra. Forse pensando ad un passato che non tornerà più. Prima c’era qualcuno che pagava (Rocca Salimbeni) sempre e comunque. E, come dimostrato dai conti (leggere “Robur Anno Zero”, per esempio), qualche volta anche a casaccio. Adesso c’è da fare altro: tipo rimboccarsi le maniche e lavorare. Senza attaccarsi alla “senesità”, molto spesso presunta e sbandierata che reale . E invece giù con i commenti legati alla “nuova moda” o perfino alla politica. Come se questo o quel partito decidessero più qualcosa: quel tempo è finito. La realtà dice altro. Che un presidente – con denaro sonante – ha deciso di intraprendere questa avventura; che ha scelto professionalità – sportive e non – per viaggiare. E che poi ha scelto Siena, convintamente, per crescere ancora. Può non piacere, certo. E’ legittima la critica, ci mancherebbe. Magari dovrebbe essere surrogata dai fatti: e discuterne su basi reali, per esempio. E, alla fine, basterebbe non andare al palasport quando viene montata la rete centrale, per esempio. Diverso, però, è fare come il cappone di Renzo. E se anche la cosa “sportivamente” non piacesse, ci sarebbe tutto quello che tutto questo – in ogni caso -può portare in città: movimento, indotto, perfino lustro. Insomma c’è una bella realtà, costruita su competenza e professionalità, anche su un esborso economico non indifferente. Ho l’impressione che dietro alla presunta “senesità” si nasconda una sorta di invidia per chi riesce a realizzare qualcosa di buono. E ricorderei che all’interno della società lavorano senesi “doc” e nati sulle lastre. Oppure il “groviglio” vale solo in certi casi? C’è spazio, pur in una realtà piccola come Siena (e relativa provincia), per chi fa bene il proprio mestiere, con competenza e professionalità. Che sia di Chiusi, di Poggibonsi, di Chiusdino o di Montalcino. Impariamo – senza puzza sotto al naso tipica di quella “autarchia” che va da Porta Camollia a Porta Romana – a esultare per le vittorie e le belle cose che accadono, invece di mettersi gli occhiali del complotto contro questo o contro l’altro. Fa bene alla salute, se non altro.

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6 risposte a Il cappone

  1. Alessandro ha detto:

    Ieri ero presente a Bologna con quasi mille senesi a gioire per la conquista della prestigiosa Coppa Italia di A2 di volley. Palasport esaurito, oltre 9.000 persone ad incitare (senza offendere) le squadre. E’ stato uno spettacolo eccezionale! La squadra è da sostenere al massimo, perchè porta in alto il nome di Siena. Alla premiazione gli speaker hanno esaltato la città, i tifosi, augurandogli di andare in seria A1 (per ora è prima in uno dei due gironi).
    Da senese ne sono orgoglioso

  2. Pingback: E POI SI PARLA DI DISAFFEZIONE PER LA POLITICA! | La Martinella di Siena

  3. leonardo ha detto:

    sicuramente una bella realtà che funziona, ma non è la squadra di Siena. Diverso sarebbe se fosse il CUS VOLLEY ad avere questi risultati. Posso andare a vedere la pallavolo per vedere lo sport ma non si diventa tifosi per organizzazione o per salire sul carro dei vittoriosi. Lo si è per passione, per nascita e faccio fatica a gioire per una squadra di Chiusi. Il cambio nome non cambia le regole. Magari tra un po’, ma un po’ di radici bisogna pur piantarle. Non siamo mercenari

    • Guido ha detto:

      a me la pallavolo non piace molto e l’emma villas mi lascia piuttosto indifferente, però ho notato che i senesi che vanno a vederla hanno un approccio più da amanti dello sport che da tifosi, cosa che mi pare una tendenza della pallavolo in generale, perciò non credo si tratti di essere mercenari, anche se capisco quello che intendi. per il momento è uno spettacolo sportivo in più in città e probabilmente può avere anche delle ripercussioni positive per la pallavolo a siena, e quindi per i ragazzi che vogliono avvicinarsi allo sport. dal mio punto di vista, ed è un’opinione strettamente personale, non mi dispiace che possa esistere una realtà sportiva a siena che abbia come riferimento un senso identitario più diffuso rispetto al solo comune: da tifoso della robur ho sempre avuto in uggia il fatto che tutta la provincia e anche diversi senesi (legittissimamente, è ovvio) fossero per la fiorentina invece che per la squadra di qui, perciò se qualcosa può avvicinare anziché allontanate a siena il comune sentire di almeno parte della provincia non ci vedo niente di male. ma questo è naturalmente solo il mio modo di vedere le cose.

    • eliofanali ha detto:

      Non vedo mercenari. E ti rigiro la domanda, con una provocazione: se coloro che arrivano da Chiusi sono stati capaci di provare a sognare, come mai in tanti anni il CUS non ci è riuscito? So bene che le cose sono diverse, ma le hai messe insieme tu….

  4. leonardo ha detto:

    concordo, ma qualcuno sopra ha parlato di tifosi. come dici te, è un’occasione per vedere qualcos’altro a Siena. Se San Gimignano giocasse in qualsiasi serie A di qualsiasi sport andrei a vederlo. Valo lo stesso per la squadra di chiusi

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