Essere o dover essere

Premetto che non sono un ascoltatore assiduo di San Remo e neppure troppo attento della musica italiana contemporanea. Non è una sorta di radical-chichismo, ci mancherebbe altro. Tuttavia credo che si debba essere un po’ meno snob quando si prova a “giudicare” certe canzoni. Quella che ha vinto il festival, per esempio, (“Occidentali’s Karma”) a me pare molto più profonda di quanto si creda: descrive, certo ironicamente, i malanni della società occidentale di oggi. Lo fa con slogan e frasi semplice, che però a sua volta sono le caratteristiche di oggi: una sorta di circolo vizioso, per cui si fa ironia in profondo sulla superficialità; o almeno io la interpreto così. Certo che a un primo ascolto (per l’appunto, in superficie) può apparire un testo leggerissimo; ma guardando fra le pieghe semiotiche della parole, Gabbani – pur con un motivetto orecchiabile e che farà ballare tutti – si gabba di una società che crede di un karma superficiale, del “tutto va bene” o del “tutto si aggiusterà” in qualche modo. Senza, ovviamente, sforzarsi di muoversi, di migliorarsi, di fare, insomma, qualcosa per cambiare quello che c’è intorno a noi. Ed anche pensando che la soluzione a tutto sia un post su Facebook, in cui esprimere il proprio pensiero, a patto di raggiungere naturalmente un alto livello di “mi piace”. Oppure che le filosofie orientali, proprio quelle che prevedono “karma”, siano una sorta di filtro semplicistico della realtà occidentale. “L’ottimismo Buddista non è quello fatalista di chi solleva le braccia e dice: ‘in un modo o nell’altro le cose si aggiusteranno’. Significa riconoscere il male o la sofferenza e decidere di superarli, credere nella propria capacità di lottare contro qualsiasi ostacolo o forza negativa. E’ un ottimismo combattivo (da “La Saggezza del Sutra del Loto”)”. Insomma, “Occidentali’s Karma” è un po’ come “Vorrei ma non posto”, tormentone dell’estate di Fedex e J-Ax: anche esso, certo, piegato alle logiche commerciali, ma testo che nasconde molto più di quanto si vuole credere o far credere. E paradossalmente si lega anche al testo della canzone della Mannoia. Basta leggere (ascoltare, in questo caso) e attivare i neuroni. Ma capisco sia più facile essere “Tutti tuttologi col web, coca dei popoli, oppio dei poveri”.

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