Di post non perisce (e un ps)

Ha suscitato un po’ di vespaio (non troppo, siamo sinceri…) un mio post su facebook di ieri. “Via Peruzzi riaperta. Ora di che parliamo fino al 2018? Ah già i lampioni…#barrinoaicaraibi“. Mi sembrava di essere stato ironico quanto altre volte, forse ho urtato la sensibilità di qualcuno o forse chi di post ferisce non vuole poi perire. Ma non importa. Utilizzo questo appiglio per ribadire un concetto. Con alcune premesse: nessuno mette in dubbio certe problematiche (quelle del traffico e dei commercianti per via Peruzzi, ad esempio; sorvolo sui lampioni, sinceramente, visto anche che è stato chiarito che tali accensioni non incidono sui costi sostenuti dalla comunità); come nessuno mette in dubbio che Siena abbia subito disastri, le cui conseguenze sono ancora da esaurire (insomma, per dirla con un slogan, “non va tutto bene”); come nessuno mette in dubbio la possibilità, di tutti, di dire la propria opinione su tutto. Cosa, che peraltro, vale in tutti i sensi (e quindi vale anche per il sottoscritto). Come su certe affermazioni conta pure il concetto che una baggianata resta tale se espressa al bar o su un social (anche se su questo si dovrebbe aprire un capitolo a parte…) e che alcune di quelle affermazioni andrebbero comunque sempre suffragate da fatti e approfondimenti, non da semplici frasi vergate con la tastiera. Il problema principale che altre volte ho segnalato è però il salto di qualità, che – pare – il dibattito politico e pubblico non riesce proprio a fare. Con tutte le premesse di cui sopra. A me piacerebbe si discutesse certo dei tempi di via Peruzzi, ma in maniera ampia e organica, a trecentosessanta gradi: ad esempio non facendo riferimenti al Giappone (ne ho letti…). Alessandro Pinciani ha scritto sul mio profilo che ” La mancanza di capacità di provare a riscrivere il futuro delle nostre terre intrattenendosi su questioni seppur rilevanti (problemi alla viabilità, all’economia della zona), non voglio certo dire di scarsa importanza. Faccio un esempio proprio su via Peruzzi. Tante parole sulla lentezza del ripristino della viabilità… (per carità, tutto può essere fatto meglio). Ma quanti si sono interrogati sul vero stato di salute delle nostre infrastrutture e su quali risorse puntare per il loro ammodernamento. Non parlo di nuove opere ma di quelle esistenti. Ecco la politica dovrebbe occuparsi di questo per essere tale. A Siena come nel resto della provincia, che peraltro pian piano si sta “allontanando” dal capoluogo… È questo è un altro grave problema”. Discorso che vale (o varrebbe) per tante, tantissime altre tematiche. Invece ci si ferma – come dice qualcuno – a guardare il dito invece che la luna. La medesima cosa, s’intende, può valere per le cose “positive” (le celeberrime” bici elettriche, per esempio). Bisognerebbe forse attivare un dibattito più alto, addirittura forse ancora più concreto di via Peruzzi e dei lampioni accesi: non chiacchiere vacue, ma proposte, idee, disegni realizzabili. Un esempio su tutti: il lavoro per i giovani. Un esempio più generale: il futuro che questa città e questo territorio intendono intraprendere. Tranquilli, non accadrà: troppo complicato, per la politica (tutta), figuriamoci per gli “internettologi”. E dirò di più: forse è il caso di finirla di dividere in due la città. Quelli che dicono “no” a tutti e tutti hanno sempre ragione; quelli che, ogni tanto, dicono anche qualche “ni”, invece, sono sempre dalla parte dei cretini. Lo ribadisco: è la medesima moneta di chi, nel passato, diceva sempre che andava tutto magnificamente.

Ps: mi dicono che su alcuni forum di tifosi della Mens Sana viene fatto il mio nome su alcuni miei scritti su Facebook (che peraltro confermo tutti: sono fatti e non opinioni, per l’appunto) sulla questione palazzetto. Non mi pare una bella abitudine confrontarsi senza confronto, comunque, per chi volesse, sono a disposizione: su questo blog, su altri spazi, dovunque.

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8 risposte a Di post non perisce (e un ps)

  1. michelepinassi ha detto:

    E’ strano perché giustamente punti il dito sulla superficialità con cui vengono affrontati certi argomenti, per poi scadere anche in questo articolo nella retorica del “tema del lavoro”.

    Guardiamo i dati (https://www.urbistat.it/AdminStat/it/it/classifiche/tasso-disoccupazione/province/italia/380/1): Siena si colloca al 9.9% di disoccupazione, sicuramente molto peggiore del 3.8% di Bolzano (ma, si sa, lassù siamo praticamente in Germania über alles) ma decisamente meglio della media Italiana, che è 11,9%. Certo, chi oggi si trova senza lavoro non sa cosa farsene delle statistiche e reclama una occupazione, legittimamente.

    Invece di parlare del lavoro in quanto tale, ispirato anche da una conversazione con un “commerciale” di stamani, parliamo del reddito. Quanti dei 90,1% dei fortunati “occupati” hanno un reddito adeguato alla loro mansione ? Quanti di questa percentuale sono sottopagati ? Perché, e qui allargo gli orizzonti, chi non può beneficiare di quel surplus (scolastica memoria) dato dal reddito sottratte le spese (e Siena non è proprio una città economica), certamente non può contribuire a sostenere l’economia locale. Con conseguenze che, in una spirale recessiva, si abbattono anche sulla disponibilità di lavoro e, quindi, di occupazione.

    Considerando pertanto che non ce la passiamo così male, per il momento, ma che i redditi di Babbo Monte & indotto sono in picchiata (lo dicono le statistiche) pur essendo Siena ancora in vetta alle classifiche per ricchezza media in Toscana, cosa si può fare in questa piccola città per mantenere almeno lo standard attuale se non migliorarlo ? Semplifico, perché non sono un economista né mi arrogo di esserlo, ma facendo un conto alla Casalinga di Voghera ecco che penso subito al famoso “surplus”: aumentiamolo, no ? Iniziamo col ridurre il costo degli affitti, degli immobili (e quindi la rata dei mutui) e delle merci ! “Eh no”, mi diranno subito i commercianti ed i proprietari/costruttori, “io c’ho da pagare le tasse !”. Giusto, giustissimo, ma le tasse servono a due cose: mantenere i servizi e mantenere chi gestisce questi servizi (amministratori e classe politica). Pertanto il cerchio si chiude: ci vuole una buona politica per avere una buona città. Tautologico ? A giudicare da come han votato i senesi negli ultimi 60 anni, non si direbbe.

    Saluti.

    • eliofanali ha detto:

      Caro Michele,

      mi fa piacere invece che quella che tu chiami “retorica” ti stimoli ad affrontare l’argomento. Che, poi, forse, è proprio questo il “mio” mestiere. Stimolare, piu’ che affrontare.

      Non mi pare, peraltro, di essere stato così superficiale e retorico nel post. Ho SEMPLCIEMENTE per l’appunto “invitato” la politica a parlare in maniera piu’ approfondita.

      Grazie del commento
      Saluti
      Elio

  2. Pingback: Editoriale de Il Santo con Rassegna Stampa – Miracolo riaperta via Peruzzi!!!! L’Eretico parla de Il Santo… | IL SANTO NOTIZIE DI SIENA

  3. Magico Vento ha detto:

    Ritengo che si consumi un errore di fondo: nel tuo scritto si parla delle tempistiche di riapertura di Via Peruzzi e questa a mio modesto parere è Amministrazione. Poi parli del tema, spinosissimo del lavoro e chiami in causa la politica. Che non è amministrazione. Amministrare una città significa anche dover far fronte a problematiche giornaliere , i lampioni, o dell’ultimo momento come quanto accaduto in Via Peruzzi. L’Amministrazione in queste vicende è brava quando riesce a minimizzare il disagio nella vita di tutti i giorni. Non è detto che l’Amministrazione riesca a fornire risposte o risolvere problemi in tutti gli ambiti ( vedi SMS risollevato dall’inserimento di una figura professionale) Ecco che la politica, che poi sono i cittadini, deve riuscire a provare a fornire nuove chiavi di lettura del problema che è stato posto sotto i riflettori. Ma ecco che torna in campo l’Amministrazione che deve essere anche brava ad ascoltare le proposte provando a veicolare quelle ritenute maggiormente realizzabili. Ascoltare appunto e non partire di slogan tipo “meno auto e più biciclette” come mi è accaduto di sentire in una recente assemblea alla quale c’eri anche tu. E più un’Amministrazione è brava ad ascoltare più riesce a coinvolgere i cittadini in cose fattive. Ecco che i social oggi elemento di segnalazione delle lascività possono essere usati per segnalare l’avvenuto cambio di rotta.

    • eliofanali ha detto:

      Il tuo discorso fila, ma, permettimi, la contraddizione di fondo, più che mi, è di coloro che confondono le due cose. E credono che il futuro di questa città sia giudicabile su via Peruzzi o sui lampioni accesi.
      Saluti

      • Magico Vento ha detto:

        Io credo che qui come altrove la politica abbia abdicato al suo effettivo ruolo. Quando non si riesce a tenere insieme le varie componenti di una città, quando non si riesce non solo a rispondere ai quesiti quotidiani ma parallelamente a gettare le basi per un futuro per chi governerà dopo, tutto questo si riconduce a sconfitta amministrativa.

  4. Guido ha detto:

    Purtroppo o per fortuna il rapporto tra redditi, affitti, costo del mattone e mutui è regolato dal mercato e gli strumenti dei comuni al riguardo mi paiono esigui. Diverso invece è il discorso relativo alle direttrici di sviluppo che si intendono dare alla città e alla ricerca di investitori e investimenti per realizzarle, questo forse rientra più nelle possibilità di un’amministrazione comunale. Senza dare giudizi di alcun genere su quanto fatto fin’ora, ritengo che in un momento cruciale come questo (si deve passare da una città che può contare sull’indotto e sugli investimenti di una delle maggiori banche europee a una che deve reggersi sulle proprie gambe senza cadere in disgrazia) le energie della classe dirigente sarebbero meglio spese per discutere, accapigliarsi ed arrivare ad una soluzione praticabile su questi temi. Che non vuol dire che si debba tacere delle questioni pratiche, figuriamoci, dobbiamo viverci e possibilmente bene in questo spazio comune che è la città; ma mi piacerebbe di più vedere le forze politiche sfidarsi sulla questione dello sviluppo e del futuro della città con in mano dati e studi tecnici dettagliati a suffragare l’una o l’altra tesi; lasciando a lampioni, toppe d’asfalto e viabilità una posizione nel dibattito cittadino non certo marginale ma neanche da prima pagina.

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