Kotiomkin

E’ sempre più disastroso il bilancio delle amministrazioni provinciali. E non è solo una questione “numerica”, per l’appunto, di bilancio, ma di progetto. La tanto sbandierata (ed appoggiata dagli urlatori nei social a suon di hashtag) riforma delle amministrazioni provinciali sta naufragando di fronte alla più acerrima delle tempeste: la verità dei fatti. Le Province sarebbero dovute sparire in un processo che si sarebbe dovuto concluderedefinitivamente lo scorso 4 dicembre; naufragato il referendum costituzionale che le doveva abolire “di legge”, sono invece vive e lottano insieme a noi. Lottano nel senso biblico del termine, perchè è una lotta durissima: da una parte ci sono deleghe pesanti (edilizia scolastica, manutenzione strade solo per citarne due); dall’altro tagli continui, basta pensare che la Finanziaria del 2015 ha tagliato un miliardo di euro alle amministrazioni, passati a due nell’anno successivo e che sono tre nel 2017. Tutto questo poteva avere una logica: quella della sparizione di questo ente, in una sorta di “dissesto controllato”, trasformato in ente di secondo grado (cioè non direttamente eletto dai cittadini e con organismi che non ricevono un euro di “stipendio”). Logica che, alimentando i mal di pancia, in tanti avevano sottoscritto, come si fa adesso, quasi senza pensare al dopo. Ed infatti il “dopo” è arrivato e non è certo giustificabile con la vittoria del “No” (peraltro democraticamente raggiunta, a quanto pare) nel Referendum.  Non vedo in giro tanta cenere sul capo di coloro che, altrettanto strenuamente, difendevano la renziana riforma delle amministrazioni, mentre qualcuno adesso, neanche troppo timidamente, sale sul carro di quelli “che l’avevano detto” (ma erano ben nascosti quando c’era da lottare contro i suddetti mal di pancia, perchè evidentemente non faceva “figo” all’epoca). In ogni caso ai presidenti delle amministrazioni è toccato presentare un esposto “preventivo” alle competenti Procura, Prefettura e Corte dei Conti, per segnalare il dissesto economico. Paradossalmente, ma sto estremizzando, in questo modo se qualcuno si facesse male in una scuola per scarsa manutenzione o in una strada dissestata, le amministrazioni sarebbero cautelate. Ma è più che altro un grido di allarme: così non si può andare avanti e alle promesse di Mattarella prima e del governo poi non sono seguiti atti concreti. Piccolo esempio concreto: la provincia di Siena aveva un bilancio di 150 milioni di euro; adesso ne ha uno di 31, di cui 18 vengono prelevati “forzosamente” dallo Stato (in pratica la Provincia è diventato un esattore) per gestire le deleghe rimaste (pesanti, come detto): basterebbe questo dato, che vale per tutte le amministrazioni di qualsiasi colore, a far capire la situazione. Che ricade tutta sul cittadino, ovviamente, che è colui che viaggia per la strada o che va a scuola e che è lo stesso al quale si gratta la pancia per fargli vomitare voti. Fuori da qualsiasi polemica bisogna capire e ripensare davvero cosa fare. E ammettere che la sparizione delle Province è stata simile alla fantozziana Corazzata Kotiomkin.

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