Ti renderai conto cosa sia il terremoto

Scrivo da un paese che non esiste più, raccontava dal Vajont nel lontano ’63 Giampaolo Pansa. Non è stata e per fortuna non è proprio la medesima cosa, sia perchè io non sono Pansa, sia perchè Cascia non è Longarone. Mi immagino che alcune sensazioni, tuttavia, siano perlomeno simili. Oggi sono stato (con Radio Siena Tv) assieme ai volontari della Misericordia nei territori dell’Umbria, devastata dal sisma dei mesi scorsi e già teatro dell’intervento senese, anche tramite i cuochi delle Contrade. “Ti renderai conto cosa sia davvero il terremoto” mi ha detto un volontario questa mattina all’alba, quando siamo partiti. Me ne sono reso conto. Sia vedendo quelle case circondate da un semplice nastro bianco e rosso, pure in mezzo al paese, dove tutto attorno scorre la vita quasi normale, fra le strade ripulite e le mecerie accumulate in un angolo, quasi nel tentativo di nasconderle, dimenticarle. Alcuni dettagli ti colpiscono: una tenda storta in una terrazza, un armadio caduto e piegato in avanti, una serranda penzolante, i muri con le crepe: particolari che ti fanno rendere conto come lì dentro la vita si sia fermata e nessuno l’abbia potuta riprendere. E con essa lì dentro ci siano ancora oggetti di uso comune, che difficilmente possono essere riutilizzati, almeno per ora. Tutto quello che hai a disposizione, improvvisamente, non c’è più. Fermato nel tempo. Ti ritrovi nudo, in mezzo al niente. Ed è un niente che dura mesi. Me ne sono reso conto, almeno per un po’. Sia vedendo la gioia, il sorriso, l’entusiasmo dei bambini. In quegli occhi che hanno conosciuto la paura e il dramma, sempre in un mezzo secondo; e che speriamo sappiano dimenticarlo; in quegli occhi che allo stesso tempo ringraziano per l’Uovo di Pasqua e chiedono speranza per un futuro. Migliore. O, meglio, normale.

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