Rimettersi le vesti

Dopo la scorpacciata di nozioni post assemblea Monte dei Paschi, oggi argomento un po’ più leggero (ma non troppo). Negli anni e nei mesi ho letto e visto tanti senesi stracciarsi letteralmente le vesti per la chiusura di locali definitivi “storici”. E’ evidente come anche per il sottoscritto non sia bello o positivo vedere le serrande che vanno giù per esercizi che narrano la propria gioventù o che comunque sembravano pietre miliari, perfino di una decantata “economia senese” (alla faccia dell’iper globalizzazione di cui, ahimè, siamo vittime anche da Porta Camollia a Porta Romana). Un conto è la nostalgia, però, un conto un’analisi socio-economica che tenga conto di più fattori: ad esempio mercato, affitti incredibilmente in aumento nonostante la sbandierata crisi (issata sui pennacchi dei social, spesso, dagli stessi proprietari), opportunità economiche e contesti sociali, eccetera. Che le “botteghe storiche” siano da difendere è fuori di dubbio; che questa difesa sia la composizione di più fattori (politica e amministrazione in primis) lo stesso; che, però, anche coloro che si lamentano e crepitano sui social spesso in quei negozi non ci bazzicano da secoli, lo stesso. In ogni caso per “cento” locali storici che chiudono, uno riapre (Campane). Ma non ho visto nessuno rimettersi le vesti poco prima stracciate.

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