“Tragedia”

Circola sul web e sui social un’immagine di un articolo relativo alle questioni di Monte dei Paschi. Titolo “Mps, una tragedia”. Il testo? Impossibile da leggere su Facebook dall’immagine linkata. E quindi ti domandi come mai tante “urla”, “mi piace” e “condividi”. Semplice. Ci si sofferma a leggere il titolo e i mal di pancia aumentano, evidentemente, nei tuttologi del web (Mentana ed Eco, al solito, hanno usato termini meno politically correct). Poi scorri il sottotitolo e, soprattutto, ottieni (dopo un po’ di tempo che devi “perdere” e una certa fatica a scorrere tutto il pezzo e a capirlo, s’intende) che le informazioni sono le medesime che circolano da giorni, già dette e ridette (su Radio Siena Tv, ad esempio), già lette e rilette. E’ il sintomo dei tempi: una assoluta (o quasi) incapacità di analisi, un agire solo con il mal di stomaco. Evidentemente un malanno che ci trasciniamo – perfino legittimamente – da quando la “tragedia” montepaschina, quella vera, si è consumata. Ma che evidentemente non ci ha insegnato molto, perchè anche allora – eccetto pochi – in molti abbiamo agito con superficialità, non capendo cosa realmente stesse succedendo. In ogni caso, tanto per provare a fare il mio mestiere, la situazione di Rocca Salimbeni, al momento, è la “solita”: domani cda per analizzare il piano di ricapitalizzazione (che non è quello industriale, che arriverà solo dopo il “salvataggio” vero e proprio) da 8,8 miliardi di euro. Per dare il via a tutto questo il triangolo Europa, Roma e Siena (in rigoroso ordine di importanza, con l’ultimo angolo ridotto al lumicino) deve trovare la quadra: come ripetiamo allo sfinimento, Bruxelles e Francoforte (Ue e Bce) non vogliono (non possono, per certi versi) concedere aiuti di Stato senza coinvolgimento degli obbligazionisti (in sostanza burden sharing), anche per non creare un pericoloso precedente. La partita si gioca sostanzialmente su questo: la ricapitalizzazione preventiva. Il secondo livello è quello dello smaltimento dei crediti in sofferenza, la vera zavorra che grava su Rocca Salimbeni. Poi circolano i numeri sugli esuberi e il “tira e molla”: 2.600 ad ottobre nel piano di Morelli (accettato dai sindacati), poi 5.000, ora 10.000. Da cosa siano derivati questi numeri, soprattutto l’ultima cifra (quasi la metà dei dipendenti di Mps, ad occhi e croce vorrebbe dire quasi chiudere) ancora non lo sappiamo. Ma fa molta più “audience” titolare “tragedia” che ragionarci – anche in maniera iper-critica – sopra.

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