Vicenda tutta italiana

La vicenda di Marco Cordone (leggi qui), figlio della prima vittima di Sergio Cosimini, il killer che uccise due Carabinieri a Siena nel 1990, è la classica vicenda “tutta italiana”. I meno giovani ricorderanno senz’altro l’episodio dell’uccisione dei due militari a Siena, che destò grande clamore. Catturato, Cosimini andò sotto processo,  ma fu riconosciuto totalmente infermo di mente, con l’aggravante della pericolosità seriale. Per questo fu recluso in sicurezza detentiva prevalentemente all’Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. Da dove nel 1998 tentò di fuggire, durante una gita al giardino di Boboli dopo essere stato lasciato solo. Non voglio entrare nella polemica (che qualcuno giudicherebbe “populista”) sulla sua o meno infermità mentale, che evidentemente è giudicata intermittente, visto il tentativo di andarsene. Di fatto il 6 gennaio dello scorso anno Cosimini è stato ricoverato all’ospedale San Giuseppe di Empoli dopo azioni di autolesionismo alle dita del piede. Poi approfittando anche della chiusura degli Opg, Cosimini è stato trasferito alla Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) di Volterra. O, almeno, questo è quello che presuppongono i familiari delle vittime (Cordone in testa), perchè la legge italiana non prevede che si sappia molto dei “pazienti”. Le Rems sono strutture con le sbarre, ma di fatto sono presidi sanitari. Insomma, per farla breve, un pericoloso criminale è praticamente a spasso. Nonostante tutto: il tentativo di fuga, le frasi registrate (“Esco e finisco il lavoro”), il dolore dei familiari. Povera Italietta.

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Una risposta a Vicenda tutta italiana

  1. Bravo ElioFanali e massima vicinanza a Marco Cordone, accanto al quale (assieme a Francesco Giusti) abbiamo combattuto idealisticamente per vent’anni e gli va riconosciuta la massima ed immutata stima, ora le nostre strade in politica si sono divise, per non aver mai smesso di percorrere (ogni anno) quella che porta a Siena, prima addirittura a piedi.

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