Piccini

In riferimento al post “Spigolature – parte tre”, apparso su questo blog il 30 agosto 2013 nel quale veniva fatto riferimento anche alle liste massoniche e si affermava che “tralascio poi il racconto delle “famose” liste massoniche false pubblicate da “il Cittadino di Siena a inizio anni Novanta, consegnate, disse l’allora editore da “un Sindaco di Siena””  , è mia intenzione ritornare sull’argomento, per dovere di completezza, dando spazio a chi si è sentito chiamato in causa, per dare la versione più ampia e circoscritta possibile e, soprattutto, rispondente ai fatti riportati da fonte diretta.

La vicenda delle liste massoniche pubblicate dal Cittadino è stata oggetto di un capitolo del libro “Siena: Mps, la politica, i poteri forti, i personaggi. Un racconto degli ultimi venti anni” curato da Pierluigi Piccini e Matteo Orsucci ed edito da Eclettica, al momento uno dei pochi volumi che tenta di ricostruire quanto accaduto sotto la Torre del Mangia dalla fine dei Novanta ad oggi.

Piccini risponde alle domande del Suo intervistatore, dichiarando: “….E’ interessante semmai ripercorrere quei giorni, fatti di vicende torbide, liste che apparivano sui giornali di tutta Italia e anche di Siena, nomi del tutto trasversali, e di una faccenda che provocò non pochi mal di pancia in città, ed ebbe come unico strascico legale un processo che si concluse con una sentenza definitiva in giudicato per diffamazione a mezzo stampa…”.

“…I giornali – prosegue l’intervistato – ricevevano e pubblicavano quasi come fossero lettere dei lettori. Nello stesso periodo la Regione Toscana promosse una iniziativa rivolta ai singoli Comuni, che li invitava, previa approvazione in Consiglio, a verificare l’iscrizione o meno in tali liste di coloro i quali avrebbero dovuto essere nominati negli enti di secondo grado. Nello specifico il Comune senese approvò con larga maggioranza l’indirizzo della Regione e investì il sottoscritto di verificare se fra i nostri nominati ci fossero degli iscritti alla massoneria. Nel novembre del 1993 sul quotidiano “Il Cittadino di Siena e Provincia” diretto da Duccio Rugani, iniziano a comparire le liste di alcuni presunti massoni senesi. Editore del ‘Cittadino’ era Fabio Rugani, padre di Duccio, iscritto al Partito dei Democratici di Siena e facente parte del mio comitato elettorale, mi era stato indicato da Aurelio Ciacci. Prima della pubblicazione Rugani avvisò me e Aurelio che avrebbe proceduto alla pubblicazione. Mi ricordo che sia Aurelio che Sergio Bindi mi consigliarono di avvertire il segretario di federazione, che era Fabrizio Vigni. Cosa che feci regolarmente. Fabrizio mi incaricò di verificare se nelle liste ci fossero dei nomi di iscritti al partito. A seguito di questo chiesi informazioni a Rugani che mi confermò tale ipotesi. Per fare questo mi recai a casa dell’editore del giornale con l’accortezza di farmi accompagnare da un testimone. Mi colpì molto un fatto: mi fece accomodare in una stanza mentre da casa usciva una persona; sentii delle voci e mi sembrò di riconoscere quella di un personaggio a me molto familiare, il cui nome non mi fu fatto. Parlai immediatamente con Fabrizio Vigni e lo informai del mio lavoro dicendogli che da quel momento sarebbe dovuto essere lui a prendere in mano la situazione e uscii di scena…”.

“Una volta partito il processo – prosegue l’intervista – a fronte della pubblicazione di quei nomi, furono acquisite agli atti una serie di prove. Tra esse compariva anche il famigerato ‘Libretto inglese’, sequestrato presso l’abitazione di Fabio Rugani. Egli dichiarò al processo che tale libretto gli era stato recapitato in cassetta delle lettere da alcuni sconosciuti…”.

“… In sostanza – prosegue ancora – (il Libretto inglese, ndr) è la lista di nomi senesi accompagnati da una prefazione scritta in un inglese strampalato… Di questo libretto io sono venuto a conoscenza solo dopo il processo di Bologna… Questo libello fu nelle varie fasi del processo definito non attendibile…”.

Alla domanda, nel libro, se abbia manipolato le liste massoniche, Piccini risponde: “In verità fu una voce messa in giro dagli stessi miei ex compagni come campagna di delegittimazione nei mie confronti, quelli che non avevano sopportato la vittoria alle elezioni amministrative. L’attendibilità del ‘Libretto inglese’ fu smentita in sede processuale, mentre le liste in oggetto a Bologna, pubblicate dal Tirreno, Cuore e dal Corriere di Rimini, provenivano dal giornale L’Unità, come anche Spinelli ebbe a testimoniare. Tutto questo è contenuto nella sentenza 817 del 199, pagina 87. C’è però un piccolo dettaglio: è stato il mio avvocato, Luigi De Mossi, solo molti anni dopo a fornirmi una lista ulteriore di nomi emersa negli atti di Bologna in cui era presente anche il mio nome. Se questa lista l’avessi vista ai tempi della pubblicazione ne avrei potuto trarre le conclusioni. Perché di tutti avrei potuto dubitare, ma non certamente di me…”.

“… C’è una sentenza – prosegue ancora il volume – che decreta la mia (di Piccini, ndr) totale estraneità ai fatti. Ero solo a conoscenza delle liste, per così dire, ufficiali, le medesime liste che poi la stessa magistratura ha ritenuto di considerare ‘autentiche’. Quella del ‘Libretto inglese’ è una vicenda che mi capitò fra capo e collo e che anzi fu cavalcata da alcuni esponenti di spicco del mio partito per spargere a pro domo mea, ovvero come regolamento di conti all’interno dello stesso partito, vista l’appartenenza di Fabio Rugani al mio comitato elettorale e la vicinanza politica alla mia amministrazione. Piccolo dettaglio: se avessi davvero compilato le liste magari avrei tolto il mio nome dalla lista che venne fuori al processo di Bologna e della quale ignoravo l’esistenza, e che poi nel processo fu considerata come fonte di pregio nullo, ovvero una bufala. La verità è che il Libretto Inglese resta un mistero…”.

Ho riportato quanto affermato da una fonte diretta, quale uno dei soggetti coinvolti, dei fatti da me citati, nell’intento di dare un’informazione il più possibile dettagliata e precisa.

Per questi motivi devo integrare il contenuto del predetto post, segnalando che sull’argomento “liste massoniche” esiste la sentenza del Tribunale di Bologna n. 817/98, confermata in secondo grado  ed in Cassazione e passata in giudicato, dove viene affermata l’estraneità del Dott. Piccini alla vicenda della trasmissione delle false liste massoniche. Pertanto colgo l’occasione per colmare quanto erroneamente omesso sulla circostanza e precisare che la mancanza di questa informazione mi ha indotto in errore.

Alessandro Lorenzini

 

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