Estasi

Le lacrime di gioia sono un privilegio. Che però si conquista, giorno dopo giorno e passo dopo passo. E’ un sogno, è un traguardo, splendido e faticoso, sperato e voluto, cercato e ottenuto. Non è facile, a poche ore dalla Vittoria della mia Giraffa, fermarsi e descrivere quel turbinio di sensazioni che quotidianamente ti attraversano il cervello, passano per il cuore e ti scuotono, ti esaltano, ti immergono in un bagno di adrenalina continuo. Quasi all’improvviso, in una mattina in cui ti svegli per tornare a lavoro, prima di andare a dormire dopo il brindisi in società. Perchè i giraffini non sono descrivibili o inquadrabili, mai. Nel bene o nel male. Perchè noi siamo così, surreali, quasi puntigliosi, ma generosi e matti allo stesso tempo. E’ la nostra debolezza che si trasforma spesso (sempre) nella nostra forza. Capaci di perderci in un bicchiere d’acqua, capaci di inventarci intuizioni storiche e futuristiche nell’attimo successivo. Siamo maculati, come la Giraffa. Capaci di piangere e ridere. Come in questi giorni, nell’estasi suprema del dopo corsa, quando vai a cercare gli amici di sempre, fra i protagonisti assoluti della Vittoria, ma anche i giovani che hai visto crescere o gli anziani che ti hanno visto crescere; o in un semplice pranzo fra pochi intimi nella stalla, anche lì fra qualche fratello, giovani e meno giovani. Ma sempre con il cuore che batte, la smania nelle gambe, la voglia di fare festa e di abbracciarsi, di coccolarci. In un sogno consapevole: come era ferrea la nostra consapevolezza che, dopo i mesi troppo freddi di un inverno passato a piangere, quelle medesime lacrime si sarebbero trasformate in gioia. E’ nella nostra storia: ma la storia viene costruita non sui libri, ma dalle persone, singolarmente prima e insieme subito dopo; e questa storia viene scritta con tante mani, quelle dei giraffini. Che non si fermeranno, perchè, cadute e risalite, saranno sempre lì, a scrivere quelle lacrime di gioia.

Ps: altre ventiquattro ore, poi comincerò a rispondere a qualcuno che sta esagerando sui social. Perchè ci vuole rispetto: profondo per chi ha perso o per chi non ha partecipato, ma anche (e soprattutto) per chi ha vinto. Soprattutto da coloro che sparacchiano a caso sui social, ma non conoscono (o non si ricordano) neppure dove sia l’ingresso dei locali della propria Società di contrada.

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