Il tempo e una domanda (e un ps)

“C’è sempre un tempo per la politica”. Così Emo Bonifazi, partigiano e politico senese, titolava una sua opera qualche anno fa. Probabilmente Emo si starà grattando la testa (e sono stato cauto) nell’osservare, dovunque sia adesso, la politica di oggi, di qualsiasi colore. Perchè quel tempo si è trasferito sui social ed è stato accorciato e violentato in 140 caratteri di post e di commento; magari anche la “sua” politica aveva delle magagne, ma certo era vista come servizio alla comunità, proposta, dialogo con i cittadini, approfondimento. Perchè la politica non è cattiva a prescindere, come si vuole far credere; è come la si porta avanti che la connota. E’ una promessa ancora una volta doverosa prima di fare una mera fotografia di una stagione che lentamente sta per avviarsi e che porterà a Siena alle elezioni del 2018. Sono molto sfiduciato sul fatto che la città possa, finalmente, fare un passo deciso verso la costruzione di un progetto, vero, di futuro. Ci “limiteremo” ad una campagna elettorale fatta di scontri e di accuse reciproche di chi era con quello e ha fatto l’altro. Perchè è più facile, perchè colpisce di più la pancia, perchè i “cittadini” non avranno voglia di approfondire, ma neppure gli addetti ai lavori hanno tutta questa voglia di cimentarsi con qualcosa che non sia solo “social”. Non vedo alcun tentativo di proposta al momento (se escludiamo, a dir la verità, alcune iniziative di “Nero su Bianco” e “Sena Civitas” e pochi altri) su temi importantissimi quali lavoro, economia, sociale. Mi piacerebbe aprire un dibattito, anche aspro (perchè la campagna elettorale è fatta anche di scontri, ci mancherebbe), fra i candidati futuri ponendo alcuni semplici domande: fra queste, per fare un esempio, cosa crede si possa fare per il lavoro delle giovani generazioni? Soluzioni concrete, per favore, perchè delle formule in stile “Comune volano per l’economia” ne abbiamo pieni i cosìddetti. Alla prossima.

Ps: più di venti anni fa, alle prime battute da giornalista, Franco Tintisona fu uno dei miei primi interlocutori. Allora allenava (con successo) il San Quirico ed ebbi modo subito di apprezzare le qualità umane, oltre che tecniche, già conosciute, peraltro, in tribuna (allora la curva non c’era) allo stadio, quando io ero sugli spalti e lui in campo. Una conoscenza poi via via approfondita negli anni. Ci mancherà.

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