Le opere e il vincolo (e ben quattro ps)

In effetti sono anche io trasecolato nel leggere come, oltre al rientro in borsa (che non è cosa da poco, s’intende), Monte dei Paschi abbia in programma di vendere le proprie opere d’arte. E’ fra gli impegni inseriti nel prospetto approvato dalla Bce proprio per il rientro in Piazza Affari: l’uscita dello Stato dal capitale della banca (entro due-tre anni, aspetto conosciuto, bisognerà capire a chi vendere…), un tetto per i compensi dei manager che non potranno superare di dieci volte quello del dipendente medio (norma anche questa conosciuta), la cessione della collezione di opere d’arte, la cessione di immobili per 500 milioni di euro, la chiusura delle filiali di New York, Londra e Hon Kong, la cessione di controllate estere e partecipate non strategiche. Dalla vendita delle opere si dovrebbe ricavare, secondo quanto si legge, 120 milioni di euro. Allo sconcerto iniziale, naturalmente e puntualmente enfatizzato da qualche titolone o da qualche slogan on line ed anche dalla consueta speculazione politica, segue una riflessione più approfondita. Fra cui, per fare un esempio, il fatto come sia quasi impossibile trovare acquirenti per opere d’arte non commerciabili e non esportabili. O che il possibile acquirente sia lo stesso Stato, attulmente azionista di maggioranza del Monte dei Paschi. Fatta la legge, insomma, gabbato lo santo. Le opere in questione, come sottolineato dal sindaco Bruno Valentini su Facebook e dall’ex sindaco Pierluigi Piccini (che qui fa considerazioni più ampie) sono sottoposte a vincolo pertinenziale (qui alcune info): la prescrizione della Bce è evidentemente e logicamente condzionata alla normativa italiana. Ancora una volta, dunque, all’enfasi sembra che si possa rispondere con la logica e che la “prescrizione” della Bce sia quasi un capitolo di fatto non vincolante, ma quasi da inserire per il rientro in borsa e poi, diciamo così, “tralasciare”. Visto, tuttavia, tutto quello che è successo con la Bce di mezzo, sarebbe il caso di tenere altissima la guardia. E, perchè no, tentare almeno una volta di trovare una qualche unità civica e civile sotto la Torre del Mangia a difesa di tali opere, raccolte nel tempo. Tranquilli, non sarà così. Sull’argomento, per dovere di cronaca, Nell’agosto del 2013 gli (allora) consgilieri comunali Eugenio Neri e Laura Vigni presentarono una’interrogazione (qui il testo). Nella risposta il sindaco si impegnava a trovare soluzioni tecnico giuridiche rassicuranti: che oggi dovranno essere prese per forza. Intervenuta anche la lista Uniti Per Siena con una proposta che, almeno a prima vista, non mi pare campata in aria (leggi qui).

Ps uno: in maniera obiettivamente incredibile, la Fip se ne è lettaralmente “fregata” del Coni e ha revocato di nuovo i titoli alla Mens Sana (leggi qui). Ho la netta impressione che, come ha scritto l’assessore allo sport Leonardo Tafani, si stia consumando una guerra tutta interna fra la stessa Fip e lo stesso Coni nelle persone di Petrucci da una parte e Malagò dall’altra. Tutto molto “italiano”: solo in questo Paese può accadere che una decisione di un collegio superiore non sia rispettata dal grado inferiore e – di fatto – non si permetta a nessuno di attuare una difesa. Sull’argomento anche il presidente della Polisportiva Saccone (leggi qui).

Ps due: sull’argomento Enoteca Italiana, oggetto del post di ieri e di alcuni commenti, interessante questa lettura (Morta l’Enoteca). E’ evidente, come sottolineavo ieri, che le cose non siano così semplici come la politica vuole far sembrare.

Ps tre: dopo Torino, addirittura New York. Segnalto su Facebook da Guido Elia, il video che mostra come al Metropolitan Museum of Art si uniscano esercizio fisico e cultura facendo ginnastica in mezzo alle opere.  Chissà se anche a New York ci sono opposizioni che fanno interrogazioni parlamentari come per la zumba al Santa Maria della Scala, come scrivevo ieri di Torino (targata Cinque Stelle). Ma, in generale, penso  che sia necessario fare una riflessione: ci vorrebbe probabilmente maggiore apertura mentale, sia che la cosa possa o che non possa piacere. Come spesso ripeto, un conto è il gusto, giudizio (o, se preferite, il “mi piace”) personale, un conto quello che accade nel mondo.

Ps quattro: ci ha lasciato Fabrizio Scarpellini. Un mito del calcio dilettanti senesi. Che la terra ti sia lieve, Izio.

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