Nell’inferno della Partita Iva (e cinque ps)

Uno studio della Confesercenti pubblicato nei giorni scorsi evidenzia “solo” un meno cinquecentomila attività negli ultimi nove anni fra gli artigiani (in tutta Italia). E meno male che la piccola e piccolissima imprese e le ditte individuali dovrebbero essere il fiore all’occhiello dell’economia italiana: “chi ha una Partita Iva”, recita lo studio, “è a rischio povertà”. Qualche decennio fa i titolari di Partite Iva erano il ceto più agognato: orari liberi, spese da scaricare, tasse leggere e, perchè no, pure la possibilità – parliamoci chiaro – di qualche “nero”. Forse qualcuno se ne è approfittato un po’ troppo, perchè adesso è l’esatto opposto. Adesso la Partita Iva è l’inferno vero, soprattutto per certe categorie di lavoratori. Pressione fiscale che si avvicina molto al cinquanta per cento: in pratica, per capirsi, alla cifra finale percepita con una fattura bisogna togliere la metà; in più le spese da scaricare sono minime e non coprono certo gli esborsi. Ma non basta. Con la Partita Iva non si hanno contributi (nella stragrande maggioranza dei casi devono essere accantonati dal titolare), niente ferie pagate, niente malattie, niente permessi, niente tredicesima, quattordicesima, quindicesima. Niente di niente di tutti i “privilegi” di chi ha un contratto. Ed ancora non basta: non ci sono orari, ma se non lavori non guadagni e quindi gli orari – paradossalmente – si dilatano a dismisura; non ci sono garanzie contrattuali, per cui un rapporto può essere interrotto sostanzialmente in ogni momento in maniera unilaterale. E, come se non bastasse, chi garantisce che le fatture siano sempre pagate? La fattura è un documento che ha valore di legge, ma per recuperare l’intera cifra spesso ci vogliono anni e il gioco non vale la candela. Senza contare che, fino a nuova legge, al momento dell’emissione della fattura  sei immediatamente in debito d’Iva con lo Stato, anche se non percepisci l’importo (Iva compresa) della fattura stessa o lo percepisci molto dopo. Tante, troppe, imprese e ditte sono fallite non per problemi di bilancio, ma di liquidità, che è cosa ben diversa, per il mancato introito di fatture emesse a fronte di lavori effettuati. Vi basta o devo aggiungere altro? Indovinate chi, fra le categorie di lavoratori, siano attualmente costretti dal mercato ad utilizzare di più la Partita Iva? Naturalmente le giovani generazioni. Sull’argomento interessante anche quello che dice la Cgil: dal 2004 è record per i contratti a termine, quasi tre milioni di in tutta Italia. Viva la precarietà.

Ps uno: sulla questione opere d’arte del Monte dei paschi, il messaggio della Soprintendeza è chiaro: “Le collezioni sono indivisibili e legate a Siena”. Fine delle trasmissioni. Ribadisco: bene tenere la guardia alta, le leggi cambiano, ma al momento ci sono e anche la Bce deve rispettarle.

Ps due: Mirko mi ha fatto tornare ragazzo con questo articolo su Wiatutti (leggi qui). Io c’ero, per davvero. Non a Grifo Cannara però….(si scherza).

Ps tre: pare che “Le Iene” tornino domencia o martedì sul caso Rossi a Siena. Vedremo. Con l’avvertimento che “Le Iene” passano, il caso resta.

Ps quattro: torna il “Sipa” a Siena. Terza edizione, successo mondiale, rilevanza planetaria: in pratica la città è capitale mondiale della fotografia. Leggere per capire (Sipa).

Ps cinque: il collega Beppe Nigro spiega bene la situaizone sulla questione della revoca dei titoli alla Mens Sana (Palla al cerchio).

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3 risposte a Nell’inferno della Partita Iva (e cinque ps)

  1. Bravissimo per i ps 1 e 3 in particolare!

  2. giuseppepirastru ha detto:

    … Coinciso ed esaustivo, non potevi spiegare meglio questo disagio, che una volta era un obbiettivo per molti, come avere la casa di proprietà, oggi si può tranquillamente definirlo DISAGIO.

  3. Ravio ha detto:

    complimenti, quadro esaustivo e allo stesso tempo amaro della situazione

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