Fra le pieghe della commissione su Mps (e tre ps)

Dunque è iniziato il lavoro su Monte dei Paschi  della commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, presieduta dal buon Casini. Dove arriverà non si sa, ma alcune cose forse si potranno chiarire meglio, fra le pieghe delle varie dichiarazioni. Intanto ieri i Pm di Milano Civardi e Baggio hanno messo alcuni puntini sulle “i”, anche se in qualche modo conosciuti. In sintesi hanno detto: “Antonventa operazione infelice; la gestione di Profumo e Viola non è comparabile con quella di Mussari e Vigni; non c’è traccia di ‘stecca’ nell’operazione Antonveneta; gli ex manager – in particolare Gianluca Baldassarri – agivano con scudo e offshore”. Sicuramente a qualcuno queste dichiarazioni non saranno piaciute e altri – come di consueto – grideranno a “toghe rosse” e roba del genere. In ogni caso, dando una lettura più complessiva, si evincono alcune cose interessanti. Per prima cosa che è vero che tracce della “tangente” (meglio definibile come “stecca”, come fanno i magistrati) “non è mai stata trovata”. Ma in realtà – si legge –  dopo che già la procura senese aveva indagato sul tema del prezzo di acquisto senza riscontrare prove, quando le indagini passarono a Milano nell’estate 2014, erano passati già 6 anni e dunque troppi per indagare sulla vicenda. “La corruzione tra privati – ha spiegato Civardi – rimane un reato a querela di parte e si prescrive in sei anni e nell’estate del 2014 non poteva essere un tema d’indagine”. Anche perchà, ancora secondo Civardi, “l’ipotesi di una stecca ci può stare” ma se era stata data nel 2008 erano già passati troppi anni. Secondo Civardi inoltre “il problema di trovare la tangente sottesa all’operazione non è cruciale perchè queste operazioni avevano già insita una cosa illecita e cioè l’occultamento delle perdite. Lo scambio di soldi ipotetico tra Ricci (Nomura) e Baldassarri (ex dirigente di Mps) non è così rilevante”. Sulla continuità di gestione fra Mussari-Vigni e Profumo-Viola, invece, si legge come “prima le operazioni erano nascoste nei bilanci della banca, era il massimo della fraudolenza. Nel momento in cui i nuovi manager fanno emergere in modo non usuale perdite nascoste per 700 milioni e poi sulla contabilizzazione in bilancio dell’operazione prendono posizione, che può essere censurabile, ma comunque aperta e chiara e dove le autorità di vigilanza nel marzo 2013 danno un giudizio di complessità documentale noi come possiamo fare un processo e dare delle condanne?”. Infine “la crisi del Monte non è da imputare alle operazioni sui derivati Alexandria e Santorini. Mps aveva una quantità di obbligazioni del nostro debito pubblico doppia rispetto alla media delle altre banche. E’ chiaro che quando scoppia un problema sul nostro debito sovrano nel 2010-2011 il Monte soffre maggiormente di altre banche. Anche gli Npl (i crediti in sofferenza, ndr) sono un capitolo molto importante della crisi. Ci sono, con ogni evidenza, cause strutturali e Alexandria e Santorini con le cause strutturali non c’entrano nulla”. C’è di che riflettere e approfondire, insomma.

Ps uno: il dibattito sulla giustizia paliesca – “stimolato” anche da alcuni articoli a mia firma (e non solo) sul “Corriere di Siena” – si sta sviluppando. Vorrei che fosse chiaro che non si tratta di “colpire” quelli che sono i “protagonisti” (con parti diverse) della vicenda della Carriera di Agosto o degli organi vari, bensì di aprire una riflessione più generale sulla giustizia paliesca stessa. Che spero parta, dopo tali spunti, internamente alle Contrade.

Ps due: “Le Iene” sono tornate ieri sul caso David Rossi, con un’intervista all’avvocato Luca Goracci che avrebbe fatto rivelazioni “clamorose”. Peccato che le stesse “rivelazioni” fossero state fatte prima a Repubblica con un articolo di Rizzo, poi dal sottoscritto con un articolo sul “Corriere di Siena” e da altri. E le mie non erano granchè, sinceramente, come “scoop”, anche perchè si parla di una fantomatica valigetta e un fantomatico personaggio aggredito con annesso sparo (mai sentito da nessuno). Sono sempre convintop che la verità si debba cercare in altro modo, pur tenendo i fari bene accesi. Così, semplicemente.

Ps tre: a proposito di “Iene” e di giornalismo. Facciamo una riflessione. Nella puntata di ieri una “Iena” ha inseguito il tecnico della nazionale Ventura, insistendo a più non posso con domande sulle sue dimissioni da mister. Tanto che, alla fine, lo stesso Ventura ha sibiliato un “Si, mi dimetto”. Poi subito è stata inviata smentita. Ho come l’impressione che quella ammissione sia stata solo una risposta per togliersi la “Iena” dalla scatole. E’ questo il giornalismo che vogliamo?

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