Giovani, giovanili e giovanilismo: io mi preoccuperei

Fossi in uno (dei tanti) candidati alle prossime elezioni sarei preoccupato. Fossi uno (dei tantissimi) candidati a sindaco di Siena lo sarei ancora di più. Secondo le ultime stime (per esempio queste), infatti, il 45 per cento dei giovani non hanno intenzione di andare a votare alle politiche (fra meno di due mesi, non fra due secoli); il 30 per cento non solo non sanno chi votare, ma non sono sicuri di andarci; solo il 25 per cento pare orientato e deciso. Non è una novità (visto che con gli stessi parametri alle politiche del 2013 e al tanto decantato referendum del 2016 di giovani ne votarono il 35 per cento); la cosa diventa ancora più grave in vista delle amministrative, dove già le percentuali si abbassano come recanti alle urne, figuriamoci per queste categorie. Nel 2017 il 65 per cento preferì la gita al mare o in montagna: se va avanti così la percentuale è destinata ad aumentare dalle nostre parti. Le ragioni? Non essendo un sociologo posso solo provare a intuirle, racchiudendole nel generale “distacco della politica”: non capire quali siano i temi che dovrebbero interessare la comunità, nascondendosi dietro il dito della “perdita di valori”, che magari c’è, ma non è esaustiva. Tutto questo non per una sorta di improvviso “giovanilismo spinto” di questo blog, ma perchè è facile capire come l’astensionismo, mai arrivato a questi livelli nella storia della Repubblica italica, abbia radici profonde proprio nelle giovani generazioni, che, se la matematica non è un’opinione, saranno la classe “dirigente” di domani, nel senso quasi letterale del termin e(ammesso che le poltrone non siano occupate sempre dagli ottantenni). Ed è preoccupante. Si è creato un paradosso: molti politici (quasi tutti), anche quelli molto attempati, sfoderano trend giovanili e sfoggiano linguaggi giovanilistici, con l’uso smodato di hashtag e social. Evidentemente, però, stando a queste statistiche e per usare un giovanilismo, “lo stai facendo male”. Anzi, peggio. Un conto è il giovanilismo, un conto sono i giovani.

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3 risposte a Giovani, giovanili e giovanilismo: io mi preoccuperei

  1. Ferdinando Curini ha detto:

    Alessandro, quando scrivi: ” nelle giovani generazioni, che, se la matematica non è un’opinione, saranno la classe “dirigente” di domani, nel senso quasi letterale del termine”… vorrei sapere se ci credi veramente…Vedi il distacco dalla politica non è avvenuto da una parte sola ovvero quando registri la disaffezione dell’elettorato. Il distacco dalla politica lo hanno operato anche i nostri politici e amministratori quando si sono fatti portatori di semplici slogan fini solo a se stessi. Non ti dimenticare che l’ex ministro Poletti è stato colui che dichiarò che certi italiani era bene che fossero andati altrove e che non ne avevamo bisogno. Parlando di amministrative locali mi verrebbe da domandarti quanti ragazzi senesi conosci che sono rimasti in zona e quanti invece, andati all’estero stanno creando i presupposti, da noi inesistenti, per un futuro. E’ semplicemente una questione di prospettiva, l’ho scritto sempre qui provando a rispondere ad altro tuo pensiero. In fondo se non ricordo male hai sempre sottolineato di far parte di una generazione che non ha avuto l’opportunità di far conoscere le proprie idee….

    • eliofanali ha detto:

      Ferdinando, parliamoci chiaro: non ci credo. Nel senso che fino a quando le persone sopra alla mia generazione non capiranno di dover “cedere” almeno un po’ sui privilegi (anche legittimi) ottenuti, in favore dei propri figli o nipoti, perchè la situazione sociale è diametralmente opposta a quella da loro vissuta, non potrà cambiare niente. Non è uno scontro generazionale, si intende. Ma è così. Diveteremo vecchi e ce la rifaremo (forse) su quelli piu’ giovani di noi e via così. Conosco tanti giovani che se ne sono andati, ma anche tanti giovani che sono restati, per una serie infinita di ragioni. Hanno uguale valenza. Si è creato un meccanismo perverso: non ci è data l’opprotunità di essere “classe dirigente”, adesso si apre una stagione di elezioni, ma sinceramente prima di gettarci in una bagarre del genere abbiamo altro a cui pensare: tipo, sopravvivere.
      Saluti

  2. Pingback: Editoriale de Il Santo con Rassegna Stampa – Di che cosa ha bisogno Siena? LEOPOLDELLE istruzioni per l’uso… | IL SANTO NOTIZIE DI SIENA

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