Un modello culturale nuovo per le Scotte

E’ interessante l’idea che sta lanciato il direttore generale delle Scotte Valtere Giovannini, annunciata lunedì sul “Corriere di Siena”, per limare i tempi di attesa alle Scotte. Quello delle liste è un problema annoso e non certo di facile soluzione: o, perlomeno, senza un disegno organico è complicato da risolvere. Insomma non basta un unico provvedimento, da bacchetta magica, per snellire la coda, per capirsi. Per questo Giovannini vuole partire da un modello culturale di base diverso: pensare l’ospedale come luogo di diagnosi e non solo di ricovero. Da qui il progetto che si dipana in vari rami. Per prima cosa allungare i tempi (cioè gli orari) degli ambulatori al pomeriggio; per seconda separare il percorso di accesso, dividendo il “primo accesso” dalle visite di controllo; per terza fonire una visita di “primo accesso” più completa rispetto al passato; per quarta una riorganizzazione strutturale, per cui i luoghi fisici di visita ambulatoriale saranno ben visibili e collocabili nella struttura. Il progetto, che partirà dalle visite cardiologiche, coinvolge medici di base e specializzati, per una riorganizzazione generale del policlinico come risorse umane. E la libera professione? Secondo Giovannini avrà giovamento, perchè l’idea che accorciando i tempi degli ambulatori essa viene favorita è fuorviante. Quello che però mi pare molto interessante è il “modello” di cui sopra e che abbraccia un po’ tutta l’idea di sanità: più diagnosi, più prevenzione; meno cura. Che poi sono facce della stessa medaglia.

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