L’erba del vicino è sempre meno verde (e un ps)

Non sono renziano (di prima seconda, terza, quarta e quinta generazione), non sono piddino, ma prendo spunto dall’iniziativa con Matteo Renzi di ieri a Siena per fare una considerazione, che peraltro, vale per tutti, anche per lo stesso Pd. Ed è coerente con quello che ho scritto altre volte, sull’uso della denigrazione quasi violenta, senz’altro becera, su Facebook, sui social, sul web. Nel pieno rispetto del pensiero altrui (ci mancherebbe), proprio non riesco a capire quelli che appartengono a movimenti e partiti e guardano sempre e comunque all’erba del vicino, commentando in maniera negativa le iniziative degli ipotetici avversari: erano pochi, erano vecchi, erano giovani, c’era questo, non c’era l’altro, i soliti lecchini, i soliti comprati e chi più ne ha e più ne metta, nella consueta ottica dell’offesa. Poi, magari, sono gli stessi che quando provano ad organizzare una loro manifestazione non mettono insieme più di cinque persone (e, badate bene, accade anche al Pd, tanto per essere chiari). Quella politica dell’offesa e dell’erba del vicino sempre meno verde della mia è tipica dei tempi. Ma invece di offendere le manifestazioni degli altri e soprattutto chi ci partecipa (che peraltro sarebbero gli stessi che più o meno si dovrebbe cercare di conquistare per vincere le elezioni), non si dovrebbero sprecare energie per guardare in casa propria? Naturalmente, come detto altre volte, tutto questo nasconde una cosa molto semplice: la mancanza assoluta di idee. Come quando il Partito Comunista organizzava la Festa dell’Unità in Fortezza: tutti a denigrare prima e a esultare quando la festa ha chiuso i battenti, nel frattempo la Fortezza non ha visto altre feste (di partito o di movimenti).

Ps: Salvatore Caiata, ex dirigente provinciale del Pdl, candidato in Basilicata per Cinquestelle, imprenditore con investimenti a Siena, è indagato (leggi qui) proprio per questioni senesi. Rimango garantista. Io. Altri (anche qualche Cinquestelle in passato) parecchio meno.

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Una risposta a L’erba del vicino è sempre meno verde (e un ps)

  1. Ferdinando Curini ha detto:

    Scusa Alessandro ma non capito se ti lamenti del fatto o della conseguenza del fatto. Personalmente io alle manifestazioni dei partiti che non mi rappresentavano o sentivo più lontani ci sono sempre andato. Tranne quando erano cene solo aperte agli iscritti e con sottoscrizione. Ci sono andato in primis per ascoltare e dopo anche, in fondo siamo umani, per vedere chi c’era, se c’erano persone che conoscevo ecc. Il fatto è che ci andavo; la conseguenza è che mi guardavo in giro. Ora con il tuo post a chi ti rivolgi? A chi ha pubblicato la foto? No perchè questa è la politica di oggi: la politica dell’apparire o meglio del far vedere perchè poi se ci si sposta sui contenuti beh…lasciamo perdere. Perchè oggi ci sono “questi social” e anche la politica e i politici sono figli del nostro tempo. O no? E di qui la conseguenza. Se qualcuno ( che probabilmente era al palco o comunque da quella parte) pubblica le foto è normale che poi altri, la piazza virtuale, le commentino. Ed è normale che tra i commentatori ci possano essere anche quelli di fede avversa., no? Solo a me tutto appare normale o figlio dei tempi? Ma poi in fin dei conti, caro Alessandro tu scrivi in un quotidiano locale che ha inventato la pagina “l’angolo dell’unto”….C’è forse differenza tra la didascalia speziata del “giornalista” sotto la foto di turno e un commento su FB? O possono essere considerati il primo l’antenato del secondo? La differenza sta solamente nel fatto che sulla piazza virtuale viene concesso a chiunque di rispondere senza i filtri di qualcuno che possa scegliere o meno di pubblicare la lettera di un cittadino ad un giornale. E a volte le risposte della piazza possono anche apparire non politically correct. Sempre il giornale in cui scrivi fa da anni dell’apparire il proprio leit motive: per esempio nei giorni di palio è piano zeppo di foto. Non sono questi comportamenti precursori di quella che è oggi la piazza virtuale?

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