La mia generazione non ha partecipato

“La mia generazione ha perso” cantava Giorgio Gaber in riferimento a una classe che di fatto aveva disatteso le tante promesse dal Sessantotto in poi. La mia generazione, al momento, non ha neppure partecipato. Faccio riferimento – senza rischio di endorsment, s’intende, ma solo come spunto “generazionale” – a quello che ha detto Alessandro Pinciani qualche giorno fa: “E’ il momento che la mia generazione scenda in campo per disegnare il futuro della città”. Parole giuste, ma, come ho scritto altre volte su questo blog, la questione è complessa. Credo da una parte che coloro che sono nati fra gli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, diciamo che ruotano attorno agli attuali quaranta anni, abbiano la necessità di esprimere le proprie necessità e le proprie competenze e che il fatto che non siano massicciamente rappresentanti nella pletora dei candidati a Sindaco sia un oggettivo problema. Perchè potrebbero rappresentare quella forza dinamica e propulsiva che manca a Siena in questa fase. C’è un però: che non è piccolo e irrilevante. Altre volte ho scritto come risulti difficile pensare che un quarantenne (o giù di lì) abbia la possibilità – encomiabile chi riesce a farlo, s’intende, in prima o in seconda fila – di buttarsi in un viaggio complesso come quello politico-elettorale: le priorità sono, ahimè, altre. Ad esempio trovarsi un lavoro stabile, schiacciati da una parte da generazioni che non mollano di un centimetro privilegi spesso (non sempre) conquistati senza competenze, ma grazie allo “stato sociale” che loro stessi magari oggi contestano, non comprendendo che mollare quel centimetro significherebbe garantire un futuro ai loro nipoti; dall’altra da generazioni che si accontentato di un tozzo di pane pur di entrare nell’effimero mondo del lavoro che si pone loro davanti. Guardate quello che, nella nostra città, ha scelto Ernesto Campanini, che a una candidatura che avrebbe potuto attrarre un bel gruzzolo di voti, dopo anche l’esperienza in consiglio comunale, ha  (giustamente) preferito il lavoro. Ecco, quindi, senza conflitti generazionali, ma con un dato di fatto: finiamola con gli appelli, non ci fate partecipare, fate voi.

 

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Una risposta a La mia generazione non ha partecipato

  1. Michele Pinassi ha detto:

    Bene che si torni a parlare del problema generazionale. Soprattutto in un momento di crisi economica ed occupazionale che vede, proprio noi figli degli anni 70 e 80, nell’incertezza. Una incertezza dovuta a molteplici fattori, non necessariamente e non prettamente economici.
    Prendo sempre ad esempio Zuckemberg e la sua “creatura”, Facebook, chiedendomi se, se fosse nato in Italia, avrebbe avuto lo stesso successo. Credo di no. E lo stesso varrebbe per Steve Jobs (https://plus.google.com/+CarlottaSilvestrini/posts/Zc9xUJXZHUZ).
    Credo che la causa sia il sistema mediocre che le generazioni precedenti hanno costituito, a loro uso e consumo, tagliando fuori tutti quelli bravi (che fuggono all’estero) e sistemando i “figli di…” in posti dove continuare nella tradizione di mediocrità.
    Per questo esortavo, martedì scorso, i ragazzi ad entrare nelle istituzioni. A rompere questo sistema (https://www.facebook.com/michele.pinassi/videos/1662484207153299/) che stritola chi è davvero bravo ma non è “figlio di…”. Dobbiamo entrare nelle istituzioni, essere scomodi, e rompere questa catena che ci tiene tutti legati al medesimo filo. E che sta lentamente, ma inesorabilmente, ammazzando il nostro Paese.

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