Dal Mangia spunti per pensare

Credo che l’assegnazione del Mangia a Tommaso Fabbri sia un segnale molto importante; non lo dico perchè amico fraterno, lo dico invitando a leggere quello che dichiarato sui giornali stamani relativamente al Premio e quello che magari dichiarerà in futuro. C’è di pensare e riflettere sui legami e i valori che questa città sa ancora trasmettere e se però questi si affacciano sulle realtà fuori Porta Camollia (o fuori Porta Romana): soprattutto quelle non dorate e che guardiamo con la bocca aperta e la lingua di fuori, ma quelle fatte di povertà, malattie e morte. Realtà che spesso giudichiamo dall’alto della nostra società, che, al di là del marciapiede “sgarrupato” o del lampione acceso anche di giorno, resta ancora opulenta. Vado oltre: troppo spesso ci avventuriamo in questioni relative a profughi e immigrati giudicando solo il questuante fuori dal supermercato o il parcheggiatore abusivo; invece esistono realtà – dalle quali quelle che viviamo quotidianamente derivano – ben più complicate e ben più difficili da analizzare con un post su Facebook o una sparata al bar. E’ la società di oggi – lo capisco – ma alcune volte bisognerebbe almeno provare a fermarsi, riflettere, capire. Semplicemente leggere. Le storie degli “ultimi”, per esempio. Però è più facile dire che hanno i telefonini e sono palestrati, figuriamoci.

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