“I voti non appartengono a chi li riceve, ma a chi li dà”: giusto cambiare

Trecentosettantasette voti. E’ questa la differenza che permette a Luigi De Mossi di diventare sindaco di Siena, sconfiggendo il primo cittadino uscente Bruno Valentini. Per la prima volta il centrodestra vince a Siena, ma di analisi politiche di questo tipo ne leggerete a bizzeffe. Che Siena fosse una città divisa in due lo si sapeva, visto che anche nel 2013 il risultato fu in bilico fino in fondo. Come era chiara l’assoluta incapacità politica di lettura di coloro che sono stati al governo fino a ieri l’altro. Senza scomodare fascismi e populismi, ha semplicemente vinto (di poco, ma ha vinto) la voglia di cambiare, in una realtà (come è quella italiana, del resto) in cui, per usare le parole del neo Sindaco “i voti non appartengono a chi li riceve, ma a chi li dà”. Soprattutto quando non si sanno interpretare. Credo che in una città – almeno politicamente e numericamente, lo dicono i dati – così divisa in due, alla fine, sia stato giusto cambiare. L’ormai ex sindaco Bruno Valentini ha scritto su Fb di non volersi togliere sassolini dalle scarpe. Non ci sono problemi: per quello che conta ci penserà questo blog. Da domani, un sassolino al giorno, molto più interessante della lettura dei dati (che comunque sono qua). Al nuovo primo cittadino l’augurio di buon lavoro: senza piaggeria, senza salire sul carro del vincitore (per me non c’era nessun carro su cui salire, peraltro) come testimoniano le foto di ieri sera in Palazzo Pubblico (ma tranquilli, sono cose che ci stanno), con l’onesta intellettuale, la coerenza, la professionalità dimostrate in queste mesi di faticosissima campagna elettorale. Ps: io mi sono alzato tranquillamente come tutti gli altri giorni, andrò prima in piscina e poi a lavoro come ogni lunedì. E vale per i fans di entrambe gli schieramenti. Qualcuno (anche qualche due) ho invece l’impressione che dovrà andare a casa.

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Una risposta a “I voti non appartengono a chi li riceve, ma a chi li dà”: giusto cambiare

  1. Stefano ha detto:

    Non condivido l’espressione andare a casa.
    In democrazia c’è, e c’è stata alternanza, e dunque chi perde non va a casa ma all’opposizione, opponendosi ,nei limiti della legge, alloscurantismo, alle mafie, all’autoritarismo alle vendette.

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