Primo sassolino: “Come perdere le elezioni”, prima parte

Partiamo con qualche sassolino. Non sarà esaustivo, qualcosa sfuggirà, ma magari qualcuno ci rifletterà un po’ su. Nel frattempo fra oggi e domani (prima direzione, poi assemblea) dovrebbero esserci alcune dimissioni (doverose, direi) nel Pd. Nell’attesa, ecco alcuni appunti su quello che è la prima parte del “Manuale su come perdere le elezioni”, diviso per punti.

1- Eleggere un sindaco in nome del “cambiamento”, dopo primarie in cui quelli che lo hanno sostenuto non avrebbero votato il Pd in caso di vittoria dell’altro e invece poi vincere le elezioni grazie soprattutto (non solo) allo zoccolo duro del partito stesso, capace di infilare in maggioranza gran parte dei consiglieri.

2- Eleggere un sindaco con una coalizione più impegnata a spararsi addosso per cinque anni (cosa che sta accadendo anche adesso, come se qualcuno non capisse di essere all’opposizione e in minoranza in città e nel consiglio comunale…) e un partito comunale impegnato a rivendicare i posizionamenti contro il sindaco stesso che a fare altro, tipo aprire i circoli sul territorio.

3- In cinque anni di governo, non riuscire (il sindaco) ad allargare di mezzo centimetro la coalizione (capace di trascinare la città al ballottaggio per la prima volta dopo venti anni e poi di vincere con il cospicuo vantaggio di ben 930 voti), anche attraverso la “distribuzione” di poltrone: in politica si fa così, perchè il problema non è la “politica”, ma la “buona” politica, privilegiando le competenze e la professionalità, ma anche allargando il bacino di consenso; perchè altrimenti invece di fare politica, si va al mare che è anche più piacevole.

4- In cinque anni di governo, invece che allargare come al punto 3, riuscire (il sindaco) a perdere pezzi di maggioranza fin dal giorno successivo all’elezione, a partire da “idolatori” sui social prima e adepti poi e arrivare in fondo con una “non maggioranza” anche all’interno del consiglio comunale. I tifosi, le forze politiche e i consiglieri saranno brutti, sporchi e cattivi e penseranno solo alle suddette “poltrone”, ma qualcosa non ha funzionato.

5 – Sparare (il partito con tutte le sue componenti regionali e provinciali, qualche volta anche nazionali) continuamente addosso al sindaco, più fuori che dentro agli organismi dirigenti, in una caccia a chi urla più forte per distinguersi nella giungla del “cambiamento” (o se preferite del “mancato cambiamento”), come se il sindaco fosse di un altro partito e come se tutti i cittadini-elettori-militanti-iscritti e capissero chi sia “del Pd più di te”.

Continua

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