Autovelox si e autovelox no

Dopo le Aru, gli autovelox. La questione non è così distante, i concetti sono più o meno simili. In generale demandare la collocazione o meno degli autovelox attraverso la “pancia” dei cittadini è financo semplice: sfido chiunque a dire, d’istinto, che vuole gli autovelox in tutte le strade. Chi fra i miei venti lettori non è incappato (come me) in una multa derivante da una “foto”, magari per un autovelox collocato in zone in cui il piede tende a spingere sull’acceleratore? Però il ragionamento deve essere più ampio e più approfondito. E partire dal principio che regolare la velocità è un bene per la comunità, oltre che per se stessi e che le regole del codice stradale non si inventano o non si riscrivono da un giorno all’altro: vanno rispettate, punto. Semmai bisogna capire meglio la collocazione di autovelox fissi e mobili, non oltrepassare cioè la linea di equilibrio fra sicurezza e volontà di “fare cassa” per forza, in zone in cui, obiettivamente, certe velocità si superano quasi sempre. Poi c’è un altra questione, che riguarda i proventi. Per fare un esempio: gli autovelox collocati sulle strade provinciali servono anche alla manutenzione delle strade stesse (per legge la metà degli introiti va destinata a questo aspetto) e in un momento di crisi delle provincie diventa un provento importante. E qui lego una chiosa finale sulle finanze, perchè anche in questo caso è semplicistico dire “pescano dalle tasche dei cittadini”. Certo, assolutamente. Gli enti pubblici non sono, per l’appunto, privati che lucrano sul mercato: le entrate di comuni, province e regioni sono, a grandi linee, derivanti da tasse e imposte e da finanziamenti centrali. I secondi sono stati quasi azzerati. Se si vuole estremizzare, dunque, le entrate sono ormai quasi tutte derivate da prelevi dalle tasche dei cittadini. Compito del buon amministratore è diminuire la pressione fiscale – che però per forza di cose ci sarà sempre – ma soprattutto far si che quel “prelievo” sia equilibrato con servizi efficienti. Gli slogan “di pancia” sono efficaci lì per lì, poi bisogna attuare politiche di lungo termine. Non sono preoccupato da pagare tante tasse (o, almeno in proporzione rispetto ai miei guadagni). Sono preoccupato affinchè i proventi delle tasse siano ben utilizzati.

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