Continuiamo a parlarne (e un ps)

Il blog in questa settimana ha lanciato alcuni messaggi sulle questioni Palio e Contrade, che mi pare abbiano provocato un discreto dibattito. Vorrei fare alcune precisazioni del mio pensiero, naturalmente che funzionino come ulteriore stimolo e non come “paletti”. E’ chiaro che una riflessione sulla comunicazione e sulla “gestione” di essa debba trarre origine da una condivisione il più ampia possibile con gli attori principali: Comune, Magistrato, Consorzio, ma soprattutto contradaioli. La colonna fondamentale di un progetto del genere è la diffusione di cultura e per farlo bisogna per forza di cose partire “dal basso” e da un dibattito che inizi dalle radici, dal proprio interno.  Detto questo, sono necessarie alcune (ulteriori) precisazioni. La comunicazione, in senso generale, negli ultimi decenni ha assunto ruolo e importanza tali da dover essere sviluppata da professionisti. Certo, il contributo più o meno volontario di storici, addetti ai lavori, cultori e sopracitati contradaioli diventa importantissimo, ma nel settore della comunicazione non ci si può e non ci si deve improvvisare, soprattutto su un argomento e un progetto così ampi e delicati. E in un mondo perlomeno “normale” le competenze devono essere retribuite. So di toccare un argomento sensibile e non di così facile comprensione (e sono pronto alle accuse nei confronti del sottoscritto, ci mancherebbe…), ma è necessario sgombrare (almeno questo è il mio umile parere) dalle possibili incomprensioni: ne ho scritto – in maniera molto diretta – ieri; se tutto questo dovesse creare occupazione, non vedo l’aspetto negativo e le controindicazioni. La passione e il volontariato sono utili e più che positivi, le competenze sono necessarie. Agenzia, task force, comitato, focus group, coordinamento: chiamatelo come volete, ma il salto di qualità si fa con un progetto approfondito, serio e con competenze professionali del settore specifico, nel quale, per l’appunto, non ci si può improvvisare. Siena ha tutte le professionalità del caso e, sempre a mio parere, coinvolgerle nella prima fase elementi come l’Università non appare così complicato. E’ riduttivo, ad esempio, pensare solo alla ricerca degli “opinion leader” nazionali, che in qualche modo sono stati coinvolti anche in questa fase delicata (basta pensare a Selvaggia Lucarelli): sarebbe solo una piccola parte di un progetto molto più ampio e coinvolgente. Ultimo aspetto: prima o poi bisogna che tale organismo, qualora nascesse s’intende, avesse i crismi di una qualche ufficialità. Fra le colonne fondamentali di un progetto comunicativo ci sono l’affidabilità e l’autorevolezza. Continuiamo a parlarne, è comunque utile.

Ps: puntuale come “Una poltrona per due” a Natale, ho ricevuto qualche “messaggio” nella giornata di ieri. Avrei facilmente immaginato che suscitare un dibattito sulla “comunicazione” avrebbe scatenato invidie e meschinità. Non importa. Chi mi conosce davvero sa come sono e che non ho secondi fini, pur avendo detto come la penso su questo blog. Lo riscrivo (e siamo a tre, una ieri e due volte oggi…) per i duri di comprendonio: se qualcuno credesse che stia promuovendo tutto questo per interesse personale, avrebbe capito poco e mi interesserebbe anche meno. Non mi nascondo e non è, in ogni caso, un segreto che il sottoscritto non abbia un lavoro fisso; benchè non sia la mia priorità (sarei un illuso a pensare a questo come prospettiva di vita…), comunque, se la cosa portasse anche a posti di lavoro, dunque, perchè no? Non vi preoccupate comunque: non mi fermerete e continuerò a scrivere come la penso. Un suggerimento: come detto altre volte, prima di parlare di me sciacquatevi la bocca che io con voi mi ci sciacquo altre parti del corpo. Per ultimo, per capire che il mio non é un attacco a nessuno basta fare una cosa semplice che, evidentemente, pur facendo il mio mestiere non siete capaci di fare: leggere.

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