Il ritorno di Pantaneto

Mi sarei sinceramente stupito nel non ascoltare, anche quest’anno, qualche diatriba sulla “movida” nel centro storico di Siena, in particolare in Pantaneto. Potrei fare “copia e incolla” di post scritti un anno fa o anche due anni fa. Credo infatti che una ricetta vincente non ci sia, semplicemente perchè non esistono gli ingredienti. Mi spiego (per l’ennesima volta). Su Pantaneto (e in generale sul centro storico di Siena, come in altri centri di questo tipo) vertono interessi ed esigenze che sono in netto contrasto fra loro. Provo a elencarli (anche questo per l’ennesima volta). Quello degli studenti, che sono “attratti” certo dal prestigio dell’Università, ma anche (altrimenti si nega l’evidenza) dalla tranquillità della città e della possibilità di divertirsi; a meno che non si consideri gli studenti stessi una “non risorsa” (a tutto tondo, affitti compresi, ma non solo) della città o si voglia infilarli tutti in un campus. Quello degli esercenti “notturni”, che evidentemente fanno un investimento e che puntano proprio sulla clientela notturna. Quello dei residenti, che hanno diritto al riposo. Quello dei commercianti “diurni”, che fanno un investimento su residenti e turisti di età diversa dalla clientela notturna (e che dunque hanno diritto a strade pulite al mattino). Quello di chi lavora in centro. Quello di chi rifornisce gli esercenti. E sicuramente dimentico qualcuno. Difficile riuscire a conciliare tutti questi interessi, fermo restando che – oggi come prima – è compito delle amministrazioni locali provare a mettere tutti a un tavolino, “equilibrando” gli interessi di tutti. E fermo restando il rispetto, in generale, delle regole (che ci sono) e il ruolo delle forze dell’ordine (che a loro volta lamentano carenza di organico). A meno che non si voglia magari provare ad attuare la proposta che a suo tempo avanzò l’allora consigliere comunale Ernesto Campanini di provare a spostare la “movida” da mezzanotte in poi in periferia, anche se questo chiaramente significherebbe un cambiamento “epocale” dell’idea di città, con una serie di conseguenze per locali notturni, trasporti pubblici locali e quant’altro. Con buona pace, s’intende, di quelli che oggi dicono che il centro storico è il nuovo Bronx e domani gridano allo “svuotamento” e alla città-museo.

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