Si fa così (anche se a qualcuno non piace)

Alcuni commenti su Facebook al mio articolo sul “Corriere di Siena” e al post sul blog (leggi qui). Chiarisco ulteriormente. Sono abituato a tenere un certo tipo di comportamento professionale. Quando scrivo (o in tv o in radio o in qualsiasi altro posto) cerco sempre di mantenere un ruolo edulcorato dalle mie idee personali; sul blog mi “permetto” di andare un po’ oltre, sempre cercando un certo equilibrio. Può apparire a volte “eccessiva moderazione”, ma sono opinioni e restano tali: questo è secondo il sottoscritto il ruolo da tenere per chi prova a fare informazione. Del resto in questa città in molti hanno contestato il nostro ruolo (a volte con ragione, a volte no): adesso che ci sforziamo di farlo, di essere equidistanti, non va bene lo stesso? Nel caso specifico: sul blog ho espresso “perplessità” per un sistema che non funziona, quello relativo alla “pillola del giorno dopo”; nell’articolo sul “Corriere di Siena” ho ricostruito tutta la vicenda relativa a una farmacia in provincia, sentendo autorevoli campane (il vicepresidente dell’ordine dei farmacisti, il sindaco di Castelnuovo Berardenga, mentre il farmacista in questione – contattato per un’intera giornata – non si è reso disponibile) e inserendo nell’articolo anche la manifestazione organizzata da Potere al Popolo (con relative dichiarazioni e considerazioni virgolettate, comprese alcune inesattezze, quelle si). Qualcuno “contesta” il fatto che la donna in questione era maggiorenne e quindi il farmacista non avrebbe potuto fare “obiezione di coscienza”. Rispetto le opinioni di tutti. Il piccolo problema è che quando si fanno le chiacchiere al bar o sui social è un conto; quando si portano avanti (giustamente) le proprie idee, qualunque esse siano, un altro conto; quando si fa il giornalista si citano le fonti e si fanno le opportune verifiche: difficile – anche per problemi di privacy – ricostruire l’età della ragazza (donna) in questione; nella nota di Pap, riportata nell’articolo, si cita appunto il fatto che non sarebbe stato possibile “fare obiezione di coscienza”, mentre l’Ordine dei farmacisti ha chiarito – oltre a non avere sanzionato nessuno – che si è trattato “di una minorenne” (cito letteralmente). Se così non fosse, ci vorrebbe una “fonte autorevole” a confermarlo: nel caso non può che essere quindi la ragazza stessa, a cui, è chiaro, sarebbe garantito l’anonimato e il rispetto della privacy. Non ho preso parte, non ho difeso nessuno, ho “semplicemente” raccontato. Non piace? Mi dispiace, ma penso che che sia meglio il rispetto della professionalità, raccontando con precisione e dovizia, anche a rischio di non sparacchiare titoloni a venti colonne, che piacere a questo o a quello. Un’ultima chiosa: mi si contesti qualcosa nello specifico (e magari dopo aver letto…) non a casaccio, vergando fra si del tipo “era maggiorenne punto e basta e chi non lo dice è in cattiva fede”, che sa molto di autoritarismo di sinistra, peraltro (poi ci si fanno le domande sulla sinistra…ma questo è un altro campo). Tutto questo conservando le mie idee sulla “pillola del giorno dopo” e essendo pronto – sempre – a confrontarmi con chiunque. Poi magari, ci si fa venire in mente che il problema principale non è l’articolo o il post sul blog in questione…

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4 risposte a Si fa così (anche se a qualcuno non piace)

  1. Frank ha detto:

    La maggiore età dell’interessata (una donna la cui età è ben oltre i 18), ben conosciuta da tutti coloro che hanno seguito il caso non è una opinione. Quindi non solo l’articolo, come riportato in alcune note, non è stato affatto preciso e accurato (non avendo appurato tutte le fonti necessarie), ma lei ci ha ricamato sopra, dando per scontato che tutto ciò che è stato riportato dal corriere è esatto, più affidabile (si tratta di una ricostruzione) di quanto riportato dalla donna che ha subito la vicenda e chi l’ha seguita direttamente. C’è qualcosa che non torna, o è solo quell’istinto irrefrenabile dell’italiano medio di difendere lo status quo, di difendere le autorità e le figure di rilievo per convincersi di vivere nel migliore dei mondi possibili?

    • eliofanali ha detto:

      La cosa sta diventando stucchevole, ma evidentemente non c’è peggior sordo….Ci riprovo. Chi è la fonte “autorevole” che il prode giornalista avrebbe dovuto seguire pedissequamente? Il sindaco? E’ stato sentito. Il farmacista? Non si è reso disponibile. L’ordine dei farmacisti? Hanno per l’appunto risposto. Un partito politico che ha seguito la vicenda? Sinceramente non è proprio una fonte affidabile (al di là del colore, s’intende), comunque nell’articolo il virgolettato del partito in questione è stato riportato senza alcun problema. L’unica altra fonte – come ho scritto – veramente autorevole sarebbe stata proprio la donna in questione che (ripeto) però anche per problemi di privacy era difficile da ascoltare. Cio’ nonostante, qualora volesse parlare (ripeto anche questo), la disponibilità è totale con garanzia di tutela della privacy e quant’altro. Quali sarebbero, secondo Lei, le altre fonti “autorevoli” da riportare in un articolo giornalistico? Gli amici del bar? I conoscenti? Mio cugino?

      Ed ancora: chi avrebbe ricamato su cosa? Non ho mai cucito niente, non comincio adesso. Ho cercato di ricostruire la vicenda, sentendo tutte le fonti possibili, se poi Lei è così gentile da indicare, per l’appunto, le fonti autorevolissime che avrebbero seguito da vicino la vicenda, ben venga.

      Esatto c’è qualcosa che non torna. Per esempio il suo sommesso (ma neanche tanto) complottismo, che sta tutto nella frase “quell’istinto irrefrenabile dell’italiano medio di difendere lo status quo, di difendere le autorità e le figure di rilievo per convincersi di vivere nel migliore dei mondi possibili?” (ah proposito ma non era uno slogan di sinistra?).

      Una domanda: ma Lei l’articolo l’ha letto o scrive per sentito dire?

      Saluti
      E.F.

  2. Vittorio ha detto:

    Forse chiedere alla persona interessata, se possibile, avrebbe chiuso la questione. Peraltro, resta il fatto che l’obiezione di coscienza, per la contraccezione di emergenza, non esiste come istituto, innanzitutto per la natura del farmaco, perché non è un abortivo e quindi non rientra nelle previsioni della Legge 194. Chi dice che non è un abortivo? L’EMA, e anche l’FDA statunitense, cioè le autorità regolatorie del farmaco più rilevanti a livello mondiale. Concordo con il fatto che la regolamentazione italiana è – come sempre – un po’ arzigogolata, ma non possiamo far finta di non vedere che in buona parte d’Europa il farmaco è comunque dispensato senza obbligo di prescrizione. Il rischio che si corre con l’estensione del diritto all’obiezione di coscienza è che, alla fine, uno Stato, attraverso organismi democraticamente eletti, stabilisce un diritto soggettivo che, poi, viene annullato da prese di posizione individuali. Anche nel caso dell’aborto se, per ragioni rispettabilissime, un medico non vuole praticarlo, potrebbe lavorare fuori dal servizio sanitario nazionale, che invece è tenuto – il SSN – a garantire le prestazioni previste sempre e comunque. Altrimenti si finisce come in Lombardia, dove in sostanza ci sono scarsissime possibilità di ottenere l’IVG nel servizio pubblico. Nulla da obiettare sull’articolo, sia chiaro, se l’interessata non risponde è difficile andare oltre, anzi provo ammirazione per un professionista, come lei, che accetta il contraddittorio su temi così sfuggenti.
    Buon anno!

    • eliofanali ha detto:

      Sicuramente sarebbe stata la soluzione più sensata, ma non sempre e’ possibile raggiungere direttamente quella fonte. Le sue considerazioni non sono certo campate in aria, ma non mi farà sbilanciare su cosa realmente penso sull’argomento! (è una battuta, tanto si capisce la mia opinione e non è poi così importante).
      La ringrazio
      Saluti

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