Ci mancava il razzismo

A conclusione del week end ci è arrivata anche la presunta accusa di razzismo. Andiamo con ordine, però. Si è cominciato venerdì notte con “Quarto Grado”, la trasmissione di Rete 4, che si è nuovamente occupata del caso David Rossi. Non commento la prima parte del servizio, me ne sono occupato attraverso una lunga intervista all’ex consulente Luca Scarselli (per chi se la fosse persa sul “Corriere di Siena” di domenica mattina). Sinceramente, invece, non riesco proprio a capire – nel rispetto di tutti, s’intende – la seconda parte, in cui – di fatto – si torna sul filone dei festini, questa volta spostandosi decisamente su quelli omosessuali (la droga è sparita?). E, soprattutto, infilando nel calderone un noto imprenditore, scomparso ormai 5 anni fa e questioni di eredità familiare. Una salsa sessual-economica-familiare. Non riesco a comprendere il legame con l’ex capo comunicazione di Mps, se non infilare tutto nel suddetto pentolone. Se non – ovviamente – i rapporti del suddetto imprenditore con Mps, come se un’attività così importante in città non dovesse-potesse avere rapporti con il terzo istituto bancario d’Italia. A me pare si voglia “leggermente” forzare la mano, oltretutto aprendo un altro fronte rispetto a quello enucleato dalle Iene, sul quale sta indagando la Procura di Genova. Il problema, serio, è che i minestroni in cui si vuole infilare per forza una quantità incredibile di ingredienti per insaporirli il più possibile, diventano stucchevoli e slegati, quindi immangiabili. Dipingere (o continuare a farlo?) Siena come una cloaca di festini e un ricettacolo di orgie mi pare – sinceramente – un’esagerazione, pur comprendendo benissimo le oscurità di questa città, le sue contraddizioni e le sue enormi criticità, comprese quelle della “Siena da bere”. Che però questo livello sia assolutamente al di sopra di una qualsiasi altra città di ugual espansione territoriale, economica e cittadini mi pare arduo. A me piace (piacerebbe) rimane sui fatti e sulla cronaca: delle insinuazioni e delle mezze frasi, del detto e non detto che fa capire, ma anche no, ne ho piene le scatole.

A fine week end, come detto, è arrivata l’altra novità. Un giocatore di Cassino, impegnato sul parquet del Palaestra contro la Mens Sana, ha sproloquiato su twitter, supportato poi dai propri dirigenti, parlando di insulti razzisti durante la gara. Lungi da me passare sopra a episodi del genere: il razzismo non è mai giustificabile. Detto questo si tratterebbe (condizionale d’obbligo) di un gesto di un singolo, non di tutta la tifoseria, di tutto il palazzo e di tutta la città. E detto questo il medesimo giocatore si scorda di avere detto – in diretta social – prima della gara “A me questo palazzo sta sul cazzo” e aver proseguito con una serie infinita di provocazioni durante la gara. L’insulto razzista – se c’è stato – non è giustificabile, certi atteggiamento lo stesso, in un professionista, benchè non li voglia certo mettere sullo stesso livello ed essere accusato di “ehmaismo”.

Nel mezzo, per fortuna, due servizi della Rai che invece, ancora una volta, hanno fatto vedere la bellezza di questa città.

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