Mps verso l’assemblea

Giovedì prossimo in viale Mazzini è convocata l’assemblea degli azionisti di Monte dei paschi di Siena, che sarà chiamata ad approvare il bilancio 2018, già licenziato dal consiglio di amministrazione. Risultato pressoché scontato, perché, come del resto in passato, il bilancio è stato ratificato dal consiglio di amministrazione e il consiglio di amministrazione è espressione dell’assemblea degli azionisti, che ha (oggi come allora) una maggioranza schiacciante. Sono in ogni caso lontani – per capirsi – i tempi in cui la Fondazione Monte dei paschi (a guida Antonella Mansi) respinse la richiesta di effettuare un aumento di capitale che l’avrebbe spazzata via, più di quanto poi non è successo: chi se lo ricorda? Era il 28 dicembre 2013, sembra passata un’eternità, con l’ultimo sussulto di Palazzo Sansedoni che, allora, probabilmente sarebbe letteralmente sparito. E, in effetti, un’eternità è passata, perché ne sono successe di cotte e di crude. Giovedì assisteremo allo snocciolamento dei numeri, ci saranno le giuste osservazioni degli azionisti, qualcuno sosterrà azioni particolari (leggi qui), sarà interessante capire le valutazioni di presidente e amministratore delegato, ma non ci sono dubbi sull’esito finale. Al momento ad avere in mano la maggioranza di Rocca Salimbeni è il Governo, con quasi il settanta per cento delle quote. “Al momento” è accezione giusta, perché – forse più dell’assemblea di giovedì – c’è da capire come lo Stato, secondo le regole europee, uscirà dalla porta di piazza Salimbeni nella quale è entrata. Dovrà essere “appetibile” sul mercato, come ha detto qualche sindacalista oggi sulla stampa. Il problema è capire come.

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2 risposte a Mps verso l’assemblea

  1. Caterina Governi ha detto:

    “Appetibile” pare davvero una parola grossa, visto come in questi giorni si stiano defilando le altre banche, penso ai dinieghi molto specifici di UBI e di BPM… quanto al MEF, unico protagonista di domani (pare sarà assente perfino Falaschi per impegni professionali in Cassazione) oltre a decidere sull’adozione dell’azione di responsabilità (ora che il delegato incarna il Governo del cosiddetto cambiamento potrebbe cambiare idea…) deve decidere come uscire dall’azionariato senza infrangere la Direttiva sugli aiuti di Stato… e la vedo dura che qualcuno reputi appetibile prendersi le sue azioni ad oltre 7 euro quando sul listino di Borsa le vedo ad 1,26 in questo momento.

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