Viva il Maudit: religione del tirare tardi fino a mattino

Lo ha annunciato su Facebook uno dei titolari (il mitico Braccio, al secolo Michele Stabile): il “Maudit Pub” cambia gestione. Non morirà (o non lo so), ma di certo per me è una svolta epocale. Benché negli ultimi anni abbia diradato di molto le mie presenze là dentro (non fate insinuazioni, non è una questione di età), là dentro ho tanti ricordi: bevute, birre scolate e sgonfiate, amori universitari nati e morti in una serata, baci rubati, mezze scazzottate, canti e gotti, vigilie di Natale con amici, pizze alle due di notte, sbornie, post sbornie, serate nate a caso e serate mirate, barzellette mirate. E ancora risate a caso, storie di vita raccontate, pianti sulle spalle altrui e mie, urla di qualche (pochi, a dir la verità) vicini che volevano andare a letto, incredibilmente, alle quattro di mattina. Quel tavolo dentro al “forno” e quelli di legno, quelle feste di compleanno da ultraventenni, quella tappa quasi obbligatoria in serate a zonzo nel freddo inverno, anche alle due di notte. Religione del tirare tardi fino a mattino. Per forza. Gli occhi ludici per il riso, le battute fulminanti che profumavano di alcool. Una volta mi ricordo arrivai direttamente con la mia Micra blu, davanti all’ingresso in vicolo della Fortuna e posteggiai, non so come, davanti ai giardini. Un’altra volta una studentessa si permise di dirci qualcosa, ma finimmo per fare amicizia: addirittura ci arrampicammo dentro la sua casa tramite il terrazzino, portando birre direttamente dal pub, stava proprio lì sopra. Il suo nome, però, non lo ricordo. Mi ricordo di serate a metà settimana con il Taglia, di “incapacciature” successive, ma anche di riflessioni filosofiche serie, a caccia di risposte alle domande della vita. E’ un pezzo di cuore che se ne va, ma non riesco (e non voglio) essere triste. Farà parte dei miei ricordi. Caro Braccio, cari tutti, caro Maudit, grazie.

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