Palio e Rai (e un ps)

Uno degli argomenti che, a parer mio, dovrebbe essere inserito nell’agenda invernale del dibattito cittadino, dal basso, che comprenda cioè contradaioli e assemblee di Contrada: il rapporto fra città e Rai. Qualcosa su questo argomento avevo già scritto in tempi non sospetti (leggi qui e qui). Credo sia necessaria una riflessione profonda e approfondita, cui le fila debbano essere chiaramente tirate da Sindaco, Magistrato e Consorzio per la Tutela del Palio, ma che – come ho scritto altre volte – la questione non si risolva meramente con slogan “Via la Rai dal tufo”, espressioni di pancia che possono – perfino legittimamente – venire fuori dopo accadimenti come quello dell’ormai famigerato servizio del Tg2. Quando si parla di certe cose, bisogna in effetti ragionare sugli aspetti a trecentosessanta gradi: da una parte, infatti, dialogare senza paura o timore sul fatto che senza le telecamere (gli ascolti di agosto lo dimostrano) l’appeal della città potrebbe scemare, con tutte le conseguenze del caso sull’indotto; dall’altra che è altrettanto giusto e legittimo pensare che Siena debba avere un turismo non solo legato agli otto giorni in questione. Ed ancora: il problema non è avere o non avere le telecamere, ma affrontare un livello più alto di gestione della comunicazione (o pensiamo davvero che una volta spente le camere Rai si spengano anche le polemiche animaliste, come se il web non fornisse ugualmente spunti, forse anche più beceri?), perché, come recitano i manuali di base, “è impossibile non comunicare”. Torno dunque sull’argomento della “gestione” della comunicazione su questi aspetti, che investe ovviamente anche quello del contratto e dell’accordo con la Rai. Dibattiamone serenamente, affrontando senza remore anche gli aspetti più delicati, diciamo anche meno populisti e di pancia, ma ragionando, per davvero, nell’interesse della città e non in quello del proprio orticello, che significa anche ricevere un mezzo applauso durante un’assemblea o una chiacchierata al bar.

Ps: sulla crisi del governo preferisco, sinceramente, astenermi. Certe scelte non le capisco e non le concepisco, ci aspettano mesi – qualsiasi sia la direzione che verrà presa – di sputacchi sul social. Di cui farei volentieri a meno.- Chiunque sia al governo, chiunque vinca le possibili (ma non probabili) elezioni, per me la priorità resta una (e ne sento parlare poco): il lavoro.

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