La fine del Monte?

E’ encomiabile che un’associazione culturale e politica come Confronti (presidente è Alessandro Pinciani) provi ad avviare un dibattito sul Monte dei paschi, scomparso dalle agende politiche di quasi tutti i candidati alle ultime elezioni comunali (forse anche ragionevolmente, visto che siamo su un altro pianeta rispetto a qualche anno fa). Argomento complicato, intricato e per certi versi anche poco lineare nella sua narrazione temporale e storica. In questo senso è (era) da accogliere con favore l’iniziativa di ieri sera, organizzata con la moderazione del giornalista Cesare Peruzzi e con Alberto Monaci, Pierluigi Piccini e Luca Fiorito. Colpevolmente (avevo un altro impegno) me ne sono andato dopo 90 minuti, ma il problema è che dopo quella ora e mezzo si è parlato, non dico del niente, ma di una storia che è ormai cristallizzata. Capisco che ci sia la necessità di comprendere le responsabilità per narrare come si sia arrivati alla situazione attuale e, probabilmente, i nomi e i cognomi fatti senza troppi peli sulla lingua da Piccini (ma anche senza contraddittorio….mi permetto di aggiungere) sono a suo modo un contributo.  Capisco anche – per qualcuno (magari non ieri, ma in generale) – la necessità di dire “io non c’ero e se c’ero, dormivo”, frase neanche troppo sibillina usata anche in altri settori della vita cittadina (per esempio, il giornalismo…). Capisco infine la necessità, finalmente, di dare una lettura approfondita e trasparente di tutti i passaggi: ci sarebbe questa esigenza, ma ci vorrebbero tempo (quindi una serie di incontri), risorse (nel senso di risorse umane, per avere il necessario contraddittorio) e moderazione (nel senso di equilibrio fra le varie parti). Tutto vero, tutto giusto. Il problema è però che il tempo scorre e che forse la necessità più impellente è di provare a capire quale sia il futuro: non perché si vogliano dribblare le responsabilità, ma perché altrimenti si rischia di cadere in un dibattito stantio fatto (probabilmente) di esclusioni e di scaricabarili, di “rinfacciamenti” e di piccole-grandi vendette. Che, alla mia generazione, sinceramente, interessano poco, ma che rischiano di diventare una zavorra. Come l’uomo che per guardare indietro sbatte la testa contro il palo della luce che ha davanti.

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2 risposte a La fine del Monte?

  1. Laura Vigni ha detto:

    Guarda che anche te eri al centro dei fatti e come giornalista avevi un ruolo importante .

    • eliofanali ha detto:

      Magari Laura, magari. Il mio ruolo era molto marginale. Tuttavia, mi prendo le mie responsabilità. Naturalmente mi aspetto che se le prendano anche tutti gli altri: colleghi, politici, amministratori.

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