Fra un citofono e un volo

Uno citofona, un altro sbraita in radio. Un ex tifoso di Arkan dice la sua, l’altro lo ricopre di insulti. Fatevene una ragione, siamo questi, la politica si è ridotta a questo: mi ci metto anche io, che ieri ho vergato su Facebook un commento di pancia e non di cervello su Salvini e Zingaretti (sono umano). Perché in effetti il problema è più endemico: non dipende soltanto (o non solo) dagli interlocutori, ma dagli ascoltatori. Dalla mancanza di equilibrio nell’analizzare un gesto, una frase, che vengono ridotti e banalizzati a una presa di posizione a seconda del colore che si portano dietro. Un significante più forte del significato si direbbe in semiotica, un suono, quello della propria posizione, che sovrasta qualsiasi cosa c’è sotto. Così anche la più grossa baggianata fatta o detta dal proprio “leader” diventa la migliore azione politica pensabile; viceversa, la migliore pensata proposta dall’avversario diventa la peggiore cazzata sparata. Ahimè come siamo caduti in basso. Si può comunque sempre scavare.

Ps uno: è apprezzabile, da par mio, quello che ha scritto Linus su Instagram. Copio e incollo. “Due parole sulla vicenda Volo / Salvini. Viviamo in un’epoca in cui si pensa che si possano affrontare temi delicati come la politica sulle pagine di un social network. Non si può. Non c’è lo spazio, non c’è il tempo. Quindi non si fa. O si fa solo se si è in malafede.
Di politica, cioè di vita, si dovrebbe parlare guardandosi negli occhi, altrimenti si riduce tutto al solito triste tifo da stadio. Oppure a un comizio. Come ha fatto Fabio, in maniera scomposta e senza la mia autorizzazione, questa mattina. È un comizio quando una persona esprime dei concetti e chi hai di fronte sai già che non avrà modo di ribattere.
Per questo non si fa. Quello che ha detto Fabio, cioè che Salvini a Bologna si è comportato da bullo arrogante, è sacrosanto e condivisibile da qualunque persona perbene. Ma si passa dalla parte del torto nel momento in cui lo si fa usando il linguaggio che ha usato Fabio (di cui mi scuso a nome della radio che dirigo) e quando soprattutto sai già che non ci sarà modo di avere un confronto. Perché purtroppo la gente non è disponibile nè a parlare nè ad ascoltare, ma vuole soltanto vedere confermate le proprie posizioni.
È sbagliato ma è così, e siccome noi che andiamo in onda su una radio come la nostra lo sappiamo, sappiamo anche che non ce lo possiamo permettere. Una piccola cosa però ci tengo a precisare, che dà l’idea della superficialità di molti che mi hanno scritto: il mio “padrone” da qualche mese a questa parte si chiama John Elkann, gruppo Exxor, o FCA se preferite. Non mi risulta siano di sinistra. Leggete, informatevi, ragionate con la vostra testa. E poi sì, votate per chi cazzo volete. Grazie
L”

Ps due: argomento giornalismo: da leggere cosa ha scritto il Ceo del New York Times (qui).

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