Fate un viaggio

Mi ripeto (leggi qui) ma credo che migliore suggerimento non ci sia. Fate un viaggio in quei posti. Esperienza più significativa non c’è, sebbene non faccia male, magari, leggerne anche qualche pubblicazione. Oggi ero presente per lavoro alla conferenza di Giuliano Amato (“Dal razzismo degli anni Trenta allo scivolo verso l’inferno”) a Siena. Premessa: l’opportunità di invitarlo è un tema diverso da quelli che lo stesso Amato ha affrontato durante l’evento e deve rimanere separato. Quindi, per favore, se volete commentate pure in relazione alla famosa telefonata a Mussari sul torneo di tennis a Orbetello, ma io sto parlando di altro, perché le parole dette assumono comunque un valore. Per spiegare leggi razziali e Shoah, il giudice della Corte Costituzionale ha usato la metafora dello scivolo, mutuata dalla fisica. Se una sfera comincia a rotolare, quando raggiungere una certa velocità poi diventa impossibile da fermare. Il problema è che nella società di oggi quella sfera rischia di rotolare in ogni momento, perché si rende normale, perfino banale o naturale, tutto quello che non è e non lo deve essere. Sommersi e bombardati da milioni di messaggi, la nostra assuefazione raggiunge livelli elevatissimi, per cui ci abituiamo a tutto. Non ci indigniamo quasi mai, quando lo facciamo, magari, è giusto per il tempo di un tweet o di un post sui social. Questo diventa un problema, che si mischia con la superficialità nei ragionamenti, figlia di quella socializzazione mascherata dal web e della filosofica mancanza di approfondimento, che riassume qualsiasi cosa in un slogan da 140 caratteri. Un problema culturale pericoloso che non è poi così distante da quello che accade in Europa in quelli anni: per cui è bene tornare sempre alla lettura, alla documentazione, al ragionamento, all’approfondimento. Alla cultura nel senso più nobile del termine.

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