Sempre a lavoro?

Leggendo questo articolo del “Soel 24 Ore” (qui il link), decido di tornare a parlare del lavoro di noi giornalisti. Dovrebbe, teoricamente, interessare un po’ tutta la categoria (che è abbastanza numerosa), invece temo fortemente che si prosegua nel coltivare il proprio orticello, oltretutto nella consapevolezza come sia prossimo alla seccatura totale. Basta notare quanti sono andati, in passato, a votare per l’Ordine dei Giornalisti (e sottolineando anche chi è andato a votare, con tutto il rispetto, s’intende), chi ha votato per l’Inpgi, per esempio. C’è, anzi, ci sarebbe una battaglia valoriale e culturale da fare, secondo la quale – per dirla in maniera social, cioè più semplice possibile – se ti curi non vai dall’avvocato, se hai una causa non vai dal chirurgo, se devi leggere qualcosa non leggi quello che scrive l’idraulico. Non tutti, dunque, possono fare tutto. Poi ci sono idraulici bravi e idraulici meno bravi a cui far aggiustare il proprio lavandino che perde. Se però questa battaglia non viene affrontata con un minimo di consapevolezza unitaria, la situazione di questa tabella peggiorerà. Sempre di più. Cosa che accadrà.

 

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